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Il Museo d’Arte Orientale lascia Via Merulana. Cosa fare a Palazzo Brancaccio?

La sensazione è che le persone che protestano vigorosamente per il trasferimento del Museo Nazionale Orientale da Palazzo Brancaccio all’Eur siano le stesse che non hanno invita loro mai messo piede (o magari una volta in gita scolastica, quarant’anni fa) nello spazio espositivo che ha sede su Via Merulana. Sta di fatto, comunque, che il Museo pare si dovrà trasferire e a parte qualche benpensante, gli unici a darsi da fare per ostacolare la razionalizzazione di spesa (all’Eur ci sono degli spazi inutilizzati, mentre a Palazzo Brancaccio lo stato paga fior di fitti passivi) pare siano i dipendenti. Più preoccupati di trovarsi con un posto di lavoro scomodo rispetto all’abitazione che addolorati per la perduta di offerta culturale nel Rione Esquilino. Una offerta culturale di cui pochi – vista la poca attività, attrattività, vivacità del museo – si erano purtroppo accorti. Il museo non è dotato del minimo sindacale di servizi (bar, ristorazione, didattica, bookshop), non sfrutta gli spazi verdi di cui è dotato, ha un sito web che sembra rimasto a venti anni fa, ha orari di apertura da ufficio postale anni settanta (9-14) e poi zero marketing, zero comunicazione, zero appeal, zero coinvolgimento, assente sui social network. L’esatto compendio di come non si fa un museo nel 2014. Senza alcun tema di smentita.

Qui di progetti se ne potevano fare a bizzeffe. A partire dallo sfruttamento della multiculturalità del Rione. Niente si è fatto. Zero ricerca di sponsor privati (anche volendo, forse non si potrebbe vista la legislazione preistorica che sovraintende a queste strutture): uno spazio morto o moribondo se raffrontato a qualsiasi spazio simile in qualsiasi altra capitale occidentale. Dunque che senso ha pagare 800mila euro di affitto all’anno per stare nel cuore della città a Palazzo Brancaccio? Perché pagare ad un privato per stare in un luogo di estremo fascino ma tenuto sotto formalina? Eppure qui, nelle stesse sale, al piano di sopra, società private fanno milioni ogni anno grazie a ricevimenti e cene sull’onda dell’allure dell’ultimo grande palazzo patrizio romano costruito in città. Peccato che lo stato non solo non ci riesca, ma manco ci provi…

Cosa fare nello svuotato Palazzo Brancaccio? Fermo restando che la proprietà è privata, occorrerà capire quali saranno le possibilità da Piano Regolatore e quali cambi di destinazione d’uso saranno plausibili. Certo è che la destinazione ideale sarebbe quella ricettiva: un albergo di alto livello che manca in zona e che manca a Roma (ricordiamo che in città non abbiamo moltissime catene internazionali, non c’è il Peninsula, non c’è il Mandarin, non c’è Hyatt, non c’è Four Season…). Ma il palazzo sarebbe compatibile? Difficile dirlo. Come difficile – anzi facile – prevedere l’attrattività della nostra città in questo periodo sullo scacchiere dell’hotellerie internazionale: scarsissima! Resta il fatto che Via Merulana, tra Palazzo Brancaccio e l’ex ufficio d’igiene (sono partiti i cantieri della ricostruzione), si appresta a vivere nuovi cambiamenti. Speriamo positivi e sfidanti.

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categoria: articoli

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Commenti (15)

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  1. letizia cicconi says:

    il museo dovrebbe essere spotasto all’archivio di stato e i documenti dell’archivio di stato ossia della nostra storia spostati a pomezia in un deposito con costi certamente superiori all’affito di palazzo brancaccio eppoi perchè non trasferire il museo nell’abbandonata zecca palazzo dello stato e nell’evanescente palazzo altieri abbandonato a se stesso, ti segnalo che all’archivo di stato dove adesso ci piove pure occorrono lavori di ristrutturazione,tutto questo mi sa tanto di qualche impiccio per contentare qualcuno

  2. Anonymous says:

    Infatti!
    Non si poteva pensare ad un altro spazio all’esquilino? Villa Altieri, inaugurata anzi tempo, non ospita nulla. La zecca e le zone limitrofe avrebbero bisogno di una pesante riqualificazione. Le caserme a via Labicana sono tutte utilizzate?

  3. risposta all'anonimo/a giornalista says:

    Signor/a XXX (vorrei rivolgermi ad una persona col coraggio delle proprie idee e non ad un nickname), lo spostamento del museo non è auspicabile per una serie di motivi e forse lei avrebbe dovuto informarsi prima di scrivere questo “articolo”.
    Tra quelli che protestano vigorosamente ci sono persone che non solo conoscono la questione e che sanno perfettamente che lo spostamento comporterebbe spreco di denaro pubblico (sa quanto costa imballare/spostare/sballare/riallestire/rendere gli spazi idonei per un’esposizione museale?), ma priverebbe anche il quartiere di un buon pezzo di storia e cultura. Conosce la storia del Palazzo? Sa perché si trova lì il Museo? Sa cosa c’era lì oltre al Museo tempo fa? Conosce il valore effettivo dei pezzi all’interno del Museo? La cultura è una malattia bellissima, si lasci contagiare.
    Sa perché il museo non offre i servizi che lei tanto anela? perché il ministero non ha i soldi per fare un bando. Sa cosa succede allora? che tanta gente cerca di “mettere una pezza” alle falle ministeriali lavorando gratuitamente o al limite del gratuito (e ringrazi tante persone che al di là delle loro mansioni, per esempio, cercano di rendere fruibile il sito internet che lei tanto disprezza)
    Invito le persone a leggere le motivazioni e firmare la petizione per evitare il trasferimento. Non date credito a questo/a ciarlatano/a.

    https://www.change.org/p/al-ministro-dei-beni-e-delle-attivit%C3%A0-culturali-e-del-turismo-on-dario-franceschini-trasferire-il-museo-nazionale-d-arte-orientale-giuseppe-tucci-una-scelta-difficile-ma-anche-economica-4

  4. Girolamo says:

    Il museo di Via Merulana? Grasso che cola se staccano un biglietto ogni 3 giorni, a parte le scolaresche ivi deportate. Stesso destino per la stragrande maggioranza dei musei italiani, vittime del degrado politico/culturale, di una classe dirigente dedita allo scambio di poltrone e relativo accomodamento di parenti e amici.
    Il problema è a monte: un Paese la cui unica cultura è basata sulla immeritocrazia e sul parassitismo poltronaro e dove gli stessi, che hanno mandato tutto in malora, continuano a sgovernare, non ha nessuna possibilità. L’inutile museo di arte orientale ne è solo uno dei tanti tragici emblemi.

  5. incredibile... says:

    Sig. Girolamo parla di degrado culturale italiano ed incolpa i politici? lei che definisce un museo prezioso come questo “inutile” e parla di deportazione degli studenti? se c’è qualcuno/qualcosa di cui l’Italia può fare a meno è di gente come lei. lei fa parte di quel mucchio di pecoroni che si lamenta di ogni cosa esista nel proprio quartiere ed alimenta la malapolitica con qualunquismo spicciolo. il degrado si combatte con la cultura. cominci lei a farsene una.

  6. Giorgio says:

    Senza fare tante polemiche, intanto bisognerebbe quantificare quanto costa il trasferimento (più di un affitto annuo? Non credo).
    Accertato che non si vada incontro ad un bagno di sangue, e ritenendo (avendo parlato con esperti) che il museo abbia dei pezzi bellissimi, rarissimi e sia utilissimo perlomeno delle scuole, mancando solo la valorizzazione, lo si trasferisca in spazi pubblici disponibili in zona (zecca o Villa Altieri, come segnalato da altri, la prima era venuta in mente anche a me, la seconda non so a cosa sia destinata).
    Fatto il trasferimento, si utilizzi una parte dei soldi risparmiati per rilanciarlo (orari estesi, spazi fruibili, sito internet nuovo ecc.). Mi pare una soluzione intelligente e volta al risparmio con un vantaggio per la cultura e la collettività.
    Per Palazzo Brancaccio, credo che la proprietà userà le sale vuote per estendere l’attuale attività del piano di sopra. Se il business tira, non si lasceranno scappare l’occasione di estendere l’offerta.

  7. susi says:

    Il trasferimento del Museo all’Eur significa depauperare culturalmente il nostro Rione, già massacrato e degradato quotidianamente.
    Mi chiedo perchè lasciare una sede dove il canone ammonta a circa 700.000 euro a beneficio di un luogo dove si pagheranno circa 2.200.000 euro? qual’è il vantaggio? o meglio..di chi è il vantaggio?

  8. Anonymous says:

    IO STO CON MARINO!

  9. Anonymous says:

    veramente marino non c’entra niente la questione è del ministero dei beni culturali ossia di franceschini vedi di sta con lui allora visto che non hai capito niente finora di tutto quello che si è scritto

  10. quello che poi... says:

    La collezione é bella e importante, ma il Museo é gestito molto male e in modo grigio. Non ci va nessuno, perché nessuno lo conosce e non si fa certo conoscere. Eppure oggi con tutti i mezzi di comunicazione potrebbe farsi pubblicitá a costi zero o quasi.
    Giustissime le osservazioni del post.
    Se rimane cosí, non é che all’EUR avrà più fortuna, comunque…

  11. Paolo says:

    Allora, ricapitoliamo: per rispar­miare un affitto da 761.333 euro annui il MNAO verrà tra­sfe­rito in un’ala dell’Archivio cen­trale dello Stato all’Eur dove pagherà un canone da 2 milioni e 200mila euro. I reperti, e le opere d’arte, oggi ospi­tati nei 4.580 mq al piano nobile del prin­ci­pe­sco palazzo Bran­cac­cio, dovranno rien­trare nei 3700 mq in un’ala del palazzo dove il museo dovrà con­di­vi­dere gli oltre tre­mila metri qua­dri con la dire­zione gene­rale degli archivi di Stato, oggi in affitto in via Gaeta a Roma. Gli attuali quat­tro­mila e più metri qua­dri ver­ranno così dimez­zati all’Eur. E una parte delle opere oggi espo­ste a rota­zione nel museo di via Meru­lana rischiano di restare nei depo­siti, insca­to­late, lon­tane dal pub­blico. All’Eur c’è il Museo nazio­nale di arti e tra­di­zioni popo­lari e quello preistorico-etnografico Pigo­rini. Il mini­stro dei beni cul­tu­rali Dario Fran­ce­schini pre­vede per quest’area un futuro da polo museale. Un sogno vec­chio trent’anni che si è scon­trato con la realtà di un quar­tiere lon­tano e inac­ces­si­bile. I romani lo hanno ribat­tez­zato il «cimi­tero dei musei».
    Allora, se vogliamo rivitalizzare l’arte e la cultura diamoci da fare, se vogliamo definitivamente seppellirla mandiamola all’EUR.

  12. maxotto says:

    ho organizzato e suonato in due concerti a palazzo brancaccio, tutti a costo zero per la struttura. alla mia terza proposta con un minimo di ingresso per gli spettatori, incasso per il museo, mi è stato risposto che le sale adatte erano state occupate da strutture per conferenze e mostre……..ma quali????

  13. Costanza says:

    Di arte non si campa
    Ma dal default chi ci salva
    Lontano dagli impostori
    Son finiti i tempi d’oro
    Chi rimborserà i danni sul lavoro?

  14. Milady says:

    Perché mi guardi
    E non favelli ?

  15. antonio says:

    Tutto ciò è molto triste in un paese con un patrimonio artistico-culturale immenso, che da solo, se ben amministrato, potrebbe risollevare il Pil nazionale. E invece, quando si parla di cultura tutto diventa complicato e complesso. D’altronde non ha detto, tempo fa, un ometto spocchioso con gli occhiali che con la cultura non si mangia?

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