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Il fast food etnico Fresh al posto della storica cartoleria Di Veroli. Un colpo al cuore

Di certo non potete dirci che siamo dei conservatori e dei tradizionalisti. Tutto fuor che questo. Non siamo quelli che sosteniamo che la città debba rimanere uguale a se stessa. Non è nostro costume affezionarci a questo o a quell’esercizio commerciale, benché storico. Crediamo, anzi, che una città debba cambiare continuamente, evolvere. Altrimenti non si tratta di città, si tratta di presepe o di outlet come tanti vorrebbero trasformare Roma. Evolvere, però, appunto, non involvere. E quel che succede all’Esquilino ci appare sempre di più come una involuzione commerciale. Al posto della storica cartoleria Di Veroli, ad esempio, ci sarà un punto di ristorazione. Cosa che potrebbe avere anche un senso se questo punto di ristorazione fosse qualcosa di qualità che Piazza Vittorio aspetta da anni. E invece niente: il solito fast food etnico. Legittimo, per carità, ma visti i prezzi, lo stile, la grafica, il layout, la tipologia e quello che si intuisce dagli interni sicuramente un posto che punterà sulla quantità più che sulla qualità. Un vero peccato, anche per la mancanza di etnici di livello in città: un mercato che nessun imprenditore straniero (e che ben vengano) pare disposto a coprire. Perché?

Se la riconversione commerciale (dei locali storici o meno storici) è questa, diventa ovvio che buona parte del popolino si rivolti e pensi che “si stava meglio prima”. Non si spiega, tuttavia, perché non si possa arrivare da parte dell’imprenditoria straniera dell’Esquilino all’offerta di formati commerciali e di somministrazione di qualità. Ci sono indiani, arabi, bengalesi, cinesi. Nessuno di loro è stato ancora all’altezza di offrire nulla di eccellente nel proprio campo. Cosa aspettano?

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categoria: articoli

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Commenti (20)

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  1. colosseo says:

    un vero colpo al cuore, anche perché se ne va la parte Liberty, quella più caratterizzante, della Piazza (e che fine faranno le insegne? non sono tenuti a mantenerle?!!).

    E poi: come fanno a cambiare destinazione d’uso così facilmente?

    Certo, se continua così, investimenti di livello più alto nella (pur splendida) Piazza Vittorio non arriveranno mai…

  2. ANONIMO says:

    anche Mas doveva chiudere no? ma magari

  3. Anonymous says:

    ma i prezzi come sono ? meno dei quaderni di di veroli

  4. caetano says:

    pensa che cazzo te magni!!

  5. Paolo says:

    Un altro pizza e kebab a Piazza Vittorio? Che orrore!

  6. Anonymous says:

    NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

  7. Lucas says:

    L’Esquilino è perso; Marino e la sua giunta gli ha dato il colpo di grazia. E’ meglio vendere casa ed emigrare. Ma dove?

  8. Fab says:

    Luca, io sto cercando casa per andarmene ma ti posso garantire che ormai a Roma si salvano un paio di quartieri, il resto è anche peggio. Il resto d’Italia neanche a dirtelo, tutto uno schifo, sempre potendo. L’unica è all’estero.

  9. emanuele says:

    Mi scappa da ridere. Ora si accusano gli stranieri, non di aprire troppi negozi, ma di non aprirne di belli. Scusate, ma gli italiani? Perchè la proprietà di Veroli vende? Perché vende proprio alla catena di fast food di quart’ordine? Perché non c’è un italiano interessato a comprare? La verità è che gli stranieri fanno girare il denaro, investendo, naturalmente secondo il proprio gusto – insindacabile, visto che i soldi ce li mettono loro. Gli italiani invece pensano solo a incamerare la propria rendita e a scappare col malloppo, fottendosene del bello stile che poi rimpiangono.

  10. Roberto says:

    come dice emanuele, qui si accusano gli stranieri e invece per fortuna ci sono loro! altrimenti al posto di veroli (posto che il business della cartoleria è destinato a scomparire e questo non è colpa di nessuno, facciamocene una ragione) oggi ci sarebbe un’altra saracinesca abbassata.

  11. gicci says:

    A Roberto si potrebbe rispondere che – dal punto di vista estetico – sarebbe molto meglio continuare a vedere la saracinesca di Di Veroli abbassata che il raccapricciante fast food che dovrà aprire al suo posto.
    Dal punto di vista economico, però, ha ragione. Il problema non si risolve imponendo di aprire un’altra cartoleria o chiedendo ai commercianti di essere “romani de Roma”, ma definendo delle specifiche regole che devono valere per tutti, italiani e stranieri. Se Roma vuole che Piazza Vittorio continui ad essere un luogo simbolo, faccia un progetto che la ripensi a 360 gradi, fino a definire che cosa devono vendere i negozi sotto i portici, quali insegne devono avere, quanto devono pagare per l’eventuale occupazione del suolo pubblico, etc…etc… A chi rispetta queste regole, definite ex ante, nessuno deve chiedere il passaporto.
    Possiamo anche azzerare tutto quello che c’è oggi (anzi sarebbe auspicabile, visto che oggi PV è solo un simbolo.. del degrado), ma dobbiamo darci un obiettivo economicamente sostenibile per i prossimi decenni. Nell’attuale contesto di precarietà nessun imprenditore serio può scommettere le ingenti risorse che servirebbero per il rilancio commerciale della zona, c’è spazio solo per iniziative che richiedono minimi investimenti iniziali come il junk food.

  12. Roberto says:

    esattamente gicci, finchè la piazza continuerà a versare nelle attuali condizioni, io non rimango sorpreso che ad aprire siano solo attività di bassa qualità. i portici devono essere ripuliti (come quelli del versante sud) ristrutturati, imbiancati, tolte le bacheche di vetro inutilizzate da anni, ci sono chiodi che spuntano, cavi elettrici penzolanti, pannelli pubblicitari arrugginiti, brandelli di tende, a terra un tappeto di chewing-gum… poi bisogna risolvere il problema degli homeless e dei loro bisogni all’aria aperta e quello della doppia fila e dei clacson. solo a quel punto un investitore privato può rischiare con un progetto ad alto valore aggiunto, come un bel bar o un bel ristorante!

  13. Patty says:

    I tempi son cambiati!

  14. anonimo says:

    ce n’è uno praticamente identico appena dietro l’angolo lì in via carlo alberto.
    probabilmente tutto il colonnato è destinato nei mesi e negli anni ad essere occupato da fast food indiani, paninerie e rivendite di alcol (pardon, si dice enoteche…) con facili previsioni su “movida” e schiamazzi notturni in piazza.
    sappiamo bene come le regole comunali facilitino l’apertura di cosiddetti “laboratori artigianali” che basta che fanno panini e vendono birra sono protetti e tutelati.
    non abito in zona (non sto chissà quanto meglio)e per questo vi faccio i migliori auguri che le mie previsioni siano errate.

  15. vab says:

    basta che paghi le tasse e non sia uno dei furbetti di via dandolo o simili ……

  16. Francesco says:

    Ci sono passato, sono entrato per vedere…..un orrore, sono uscito disgustato

  17. susi says:

    le attività commerciali seguono la legge del mercato richiesta/offerta. Nessuno aprirebbe mai un negozio di bikini al Polo Sud o un negozio di sciarpe in Africa, pertanto se nel nostro rione ci sono solo,ormai,negozi di tamarindo, kebab,germogli di soia, sari e incensi..è perchè l’utenza maggiore,quindi la popolazione in transito della zona, è quella che usa questi prodotti.

  18. Eddy says:

    È la politica dello struzzo!

  19. brx says:

    esteticamente orrido inguardabile osceno deturpa i portici gia’ ampiamente deturpati

  20. Ghila says:

    La cartoleria fu fondata da mia bis nonna e suo marito nel 1900, portata avanti da mia nonna ( il nonno mori pochi mesi prima della madre nel 1968) e più da uno zio che non c’è più , eta perennemente in ordita a causa del degrado del quartiere .. Non c’era più nessuno dopo tre generazioni , è stato inevitabile venderla .. Mi piange il cuore , i migliori ricordi della mi infanzia !

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