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Bike to School. Strumento di sensibilizzazione o gagliardetto radical chic?

Dopo alcuni esperimenti in giro per il mondo arriva anche in Italia, nella giornata di venerdì 29 novembre (furba come data di  lancio, autunno inoltrato con rischio freddo e pioggia) il Bike To School. Una iniziativa per sensibilizzare i bambini ad andare a scuola in bicicletta o, anche, per i genitori ad accompagnare i loro figli con due ruote&seggiolino.
Sono giorni che riflettiamo sull’iniziativa, ma non riusciamo a convincerci che ci sia qualcosa di buono, o meglio non riusciamo a convincerci che gli elementi travisabili, pericolosi o negativi siano inferiori agli oggettivi buoni propositi. Niente di peggio, infatti, che ghettizzare ad un’unica giornata all’anno (o al mese) un comportamento che dovrebbe essere normale, che dovrebbe essere un semplice spostamento mattutino e non una ideologica, un vessillo, una bandiera. E’ un errore costante: rendere ideologia quel che dovrebbe essere normale. Succede solo in Italia dove dire “io sono una persona onesta” o dire “io pago le tasse” pone chi parla su un piedistallo di superiorità pur enunciando semplicemente normalità.

Accompagnare i figli in bici dovrebbe essere la cosa più ordinaria del mondo in una città dove il clima è quasi sempre propizio e dove l’assenza di mezzi pubblici deve stimolare a soluzioni alternative. E invece non è così. Iniziative come il Bike To School possono da una parte sensibilizzare e convincere qualcuno ad uno stile di vita più consono (ce lo auguriamo), ma dall’altra possono fungere da lavasciuga rapido per la coscienza di qualcheduno. “Annamio ‘n bici oggi così per il resto del mese se la potemo continuà a fa cor suv e nun ce possono dì gnente“. Chi in bici ci va tutti i giorni, rischiando la propria vita e quella del piccolo nel seggiolino, non può che essere un filo contrariato.

Ne parliamo anche perché l’iniziativa – per quanto riguarda Roma, visto che si svolgerà in quattro città italiane – nasce soprattutto nel nostro Rione dove la scuola Di Donato è sempre più tesa nel tentativo di affossare i tanti suoi pregi con uno tsunami di difetti radical chic che la metà basterebbe e pure avanzerebbe. Eh già perché di iniziative di pronto consumo per incrementare la ciclabilità nel nostro rione e attorno alla scuola Di Donato stessa ce ne sarebbero a bizzeffe. Ma vuoi mettere quanto è più chic organizzare la giornata della scuola in bici… L’alleanza poi tra universo Di Donato e Movimento Salvaiciclisti (almeno il 70% delle istanze di questi ultimi sono insulti alla ciclabilità, fuori da ogni logica e buona pratica internazionale) contribuisce alla frittata.

La Di Donato, come tutte le scuole romane, si trova immersa in un contesto da quarto mondo dal punto di vista trasportistico e della mobilità. Prendiamo Parigi (una città caotica come Roma riguardo alle automobili, pur in presenza di tantissime linee di metrò e di ferrovie urbane). A Parigi, per fare un esempio, ogni scuola ha una sistemazione ‘marciapiedistica’ tutto intorno atta a impedire fisicamente la sosta dei simpatici suv delle mamme e dei babbi iperimpegnati (fanno tutti l’amministratore delegato dell’Eni?). E questo perché i parigini, si dà il caso, sono ancor più coatti dei romani, ma lì l’amministrazione non coadiuva la coattaggine, bensì cerca di arginarla. Insomma a Parigi fuori da ogni scuola, asilo, liceo è impossibile parcheggiare. Il marciapiede si allarga e elimina ogni forma di sosta irregolare e quasi del tutto anche regolare. Perché invece di fare manifestazioni simboliche non si chiedono a Municipio e Comune soluzioni come queste? Forse perché soluzioni come queste richiedono progettazione, lucidità, conoscenza delle buone pratiche internazionali e la presidente del Municipio, la pur brava Sabrina Alfonsi, avrebbe meno leggerezza a farsi coinvolgere su faccende impegnative, sfidanti e laboriose. Meglio stare sui simboli e le sensibilizzazioni. Ma la verità è che togliendo totalmente la possibilità di sostare nei pressi della scuola ci sarebbe un tot di persone che, vista la nuova scomodità, valuterebbe seriamente di cambiare mezzo di trasporto. Ma non c’è solo questa soluzione. Ci sono le ciclabili leggere (guardate qui) che potrebbero essere implementate, a costo zero, tutto intorno: Via Conte Verde dovrebbe essere inserita tra le Vergogne dell’Umanità dell’Unesco per come è sistemata, riorganizzarla non costerebbe granché e su questi progetti bisognerebbe coinvolgere il Municipio; questo ci si aspetterebbe dalle mamme progressiste della scuola che si racconta come il posto più illuminista d’Europa. (Ma purtroppo stiamo parlando di una tipologia di impegno civico un po’ strampalato: ci si mobilita se il Comune pota gli alberi un po’ in ritardo rispetto ai tempi standard, ma non si apre bocca su una Via Conte Verde divorata dalla camorra (camorra!) dei cartelloni pubblicitari che ormai hanno creato un separé continuo tra strada e marciapiede). Ci sono gli incroci (su quello tra Via Bixio e Conte Verde ci è morto ammazzato un bambino, ora è di nuovo tutto distrutto: possibile!?) da ri-arredare per impedire che vi si parcheggi dentro. Ci sono poi da studiare delle misure strutturali (strutturali!) che incentivino chi va a scuola in bicicletta (voti più alti o roba simile). C’è l’educazione civica e stradale da fare in classe. C’è da implementare la presenza obbligatoria di ciclo-posteggi dentro le scuole. C’è il servizio Pedibus che Alemanno affossò e che nessuno ha chiesto a Ignazio Marino di ripristinare perché c’è una ulteriore alternativa sostenibile alla bicicletta: le gambe! C’è insomma modo, in questa città e attorno alle scuole (basti pensare a quelle del nostro Rione e non vale solo per la Di Donato), di creare le condizioni affinché andare in macchia sia qualcosa di profondamente scomodo, ancor più di ora. Tanto scomodo da pensare di cambiare.

E poi organizzeremo il “Car to School”. Un solo giorno all’anno. Perché tutti gli altri, ovviamente, si andrà in bici, a piedi, coi mezzi pubblici. E invece siamo ancora alla carnevalata della mattinata in cui si va tutti in bici tutti insieme e il giorno dopo torna tutto quanto come prima… Per decrittare il messaggio che giunge ai bambini non ci vuole uno psicologo infantile.

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Commenti (42)

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  1. v.a.v. says:

    va bene tutto , ma anche i ciclisti di qualsiasi eta’ devono rispettare le regole , tipo fermarsi al semaforo rosso ; non andare in controsenso , cosa che avviene spesso e volentieri , vedi via san quintino e non avere quell’atteggiamento di chi si sente autorizzato a far tutto perche’ figo-ecologista

  2. sessorium says:

    A Via San Quintino non è che andiamo contro senso, è che al posto di una ciclabile contra-flow hanno messo una fila di macchine: basta toglierle ed è tutto risolto. Invece di fare i bike-to-school…

  3. Enzo says:

    A margine dell’argomento e premesso che non sono un ciclista, bensì un pedone intensivo. Ma come mai ogni volta che si parla dei problemi dei ciclisti, balza fuori qualcuno ad elencare pignolescamente le nefandezze dei suddetti? A me ispirano simpatia. Quando ne incontro uno che mi chiede strada, che so, sul marciapiede del Traforo (luogo terribile per pedoni e biciclette) mi scanso e sorrido. Similmente in ogni altro luogo. Più che figo-ecologisti li vedo vulnerabili ed estremamente coraggiosi, e tanto basta.

  4. Anonymous says:

    Questo è solo un primo passo, poi già si sta chiedendo la chiusura totale di via Bixio
    Magari anche con il vostro aiuto si può arrivare a eliminare non solo i cartelloni ma anche la fila di auto in sosta su via S. Croce in Gerusalemme/Conte verde e via Emanuele Filiberto e al loro posto una bella ciclabile.
    Sogni che con l’aiuto di tutti si possono realizzare

  5. pippo says:

    la scuola deve stare vicino casa quindi andate a piedi che fa bene e non vi rubano la bici

  6. Anonymous says:

    “Chi in bici ci va tutti i giorni, rischiando la propria vita e quella del piccolo nel seggiolino”…..qual’è una definizione adeguata di tal soggetto ? “incosciente” mi sembra troppo benevola…..

  7. Marcus says:

    I ciclisti per prima cosa dovrebbero imparare l’educazione, mi riferisco a quando vanno contromano o sfrecciano su marciapiedi gremiti di pedoni. Poco importa se uno scellerato codice stradale permette ora tali nefandezze.
    In altri paesi andare in bici è normale e sicuro grazie alle ciclabili, tutti ci vanno, dal ragazzino, al notaio, alla nonnina. Da noi sono spesso solo balordi no global pieni di rabbia e incazzati col mondo.

  8. Roberto says:

    credo che ci sia qualcosa di buono in questo esperimento. credo che questi eventi speciali servano a far interrogare le persone su come l’evento speciale possa poi diventare normale e possa spingere le persone a cambiare abitudini. magari qualcuno non ha mai pensato di andare a scuola o a lavoro in bici, poi una volta lo fa preso dall’eccezionalità dell’iniziativa, si rende conto che impiega meno tempo, non si stressa per il parcheggio, è contento che ha fatto un pò di esercizio fisico e poi inizia a valutare l’idea di farlo tutti i giorni. Io per esempio durante una domenica a piedi (altro evento eccezionale) mi sono reso conto che alcuni posti sono più vicini di quanto immaginavo e ora ci vado a piedi. una macchina in meno, un pedone di più.

  9. Marco says:

    Un articolo pieno zeppo di benaltrismi da parte di chi critica i benaltrismi degli altri…

  10. Elisa says:

    Chiedo se qualche anti-ciclista mi puo’ definire meglio il problema del pedalare controsenso: visto che lo spazio stradale occupato e’ praticamente lo stesso (ovviamente se pedalante alla sua sinistra) vuol forse dire che quello che conta e’ soltanto la direzione in cui verra’ piallato? Oppure cio’ che conta veramente sono i circa 20 km orari ipotizzabili come differenza di velocita’ di impatto? Avrei qualche dubbio! E se investito da fermo si valutera’ se e’ rotto il faro anteriore o quello posteriore?

  11. Elisa says:

    …. quanto detto prima in quanto’ insultata benche” ferma ma con la bici rivolta contromano

  12. maurizio says:

    Chi non ha mai messo il culo su un sellino in città… non dovrebbe neanche parlare.

  13. pippo says:

    come al solito se vuoi la legalita’ per i ciclisti, come per tutti , pedoni automobilisti etc , sei un deficiente anti ciclista . w l’ italiota !

  14. Lorenzo says:

    Tanto rancore, diverse imprecisioni, un spolverata di benaltrismo, uno schizzo di fango su #salvaciclisti ed ecco fatto il post.

    Abbiamo iniziato oggi un percorso che porterà lentamente a rendere normale questa cosa, limitare la visione di questo cambiamento nazionale alle contese con i “radical” di quartiere è simbolo di poca lucidità.

  15. claudia says:

    - i ciclisti devono andare sulle piste – ok, dove sono? qualcuno di voi oltre a parlarne e a indicare la retta via lavandosi le mani con una frasetta stereotipata, si è mai impegnato per la creazione delle suddette nel territorio romano per togliervi i pericolossimi ciclisti dalla strada e dal contromano? non credo, perchè se osassero, toglierebbero i parcheggi auto, e guai a toccare la maghina al romano, piuttosto prenditi la madre.
    - i ciclisti non devono andare contromano – cosa cambia? se fossi un pedone, se fossi nel corretto senso, occuperei lo stesso spazio, alla stessa velocità. COSA CAMBIA?
    - i ciclisti non rispettano le regole – ok. fate l’esperimento, tornando a casa dal lavoro: contate quanti ciclisti non rispettano il semaforo, e poi contate tutte le doppie file che incontrate. poi fate un confronto…e ne riparliamo.

    non sono un ciclista, ma li rispetto e li ammiro per il coraggio, per il favore che fanno a questa città, e per la pazienza a sopportare tutte le sciocchezze che la gente che non ha mai messo il culo su un marciapiede o su un sellino nè un cervello in testa spara ogni giorno.

  16. felipazzo says:

    Bike to school nasce dall’esigenza di lanciare un messaggio su più livelli: 1) alle famiglie che portano i bimbi a scuola per sensibilizzarli sull’uso spesso sconsiderato dell’automobile (il traffico generato dal grande volume di auto nelle prime ore della mattina 7-9 è in gran parte costituito da auto usate come scuolabus privati) 2) sensibilizzare sul problema del parcheggio selvaggio in entrata e in uscita dalle scuole che spesso contribuisce ad un aumento del traffico circolante (raramente si è disposti a cercare un posto per due o tre minuti al massimo) 3) sensibilizzare gli automobilisti che devono rendersi conto sempre di più che sulla strada possono stare anche le bici, che la strada non è proprietà delle automobili e per questo devono adeguare il loro comportamento e il loro stile di guida ai ciclisti (che a loro volta devono prestare attenzione e rispettare il codice della strada vigente per quanto possibile) 4) sensibilizzare tutti sul fatto che un’altra strada è possibile, in tutti i sensi, che lasciare l’auto per la bici spesso è una scelta possibile , economica, che fa bene alla salute non solo perchè si pedale ma anche perchè pedalando si entra in una relazione diversa con la città e con i suoi tempi 5) sensibilizzare sul fatto che le piste ciclabili vanno bene per il cicloturismo familiare ma che in città diventano dei ghetti dove relegare gli sfigati che non “possono permettese de annà in maghina”. Si va in bici per strada, nel traffico, studiando appositi percorsi, viaggiando insieme, coinvolgendo più persone e conoscenti possibile. Detto questo non ci vedo proprio nulla di radical chic, è una iniziativa per tutti e di tutti, magari si volesse replicarla tutte le settimane.

  17. pippo says:

    devono andare x forza contromano ??! Perche’ non possono rispettare i segnali stradali x le auto in assenza di piste ciclabili ?! W l’italiota !

  18. pippo says:

    i ciclisti devono andare per strada insieme alle auto nel rispetto reciproco e parlo da ciclista di vecchia data !

  19. Voler comprendere e spiegare le iniziative altrui senza parteciparvi è IMHO segno di grande supponenza. Penso che per comprendere il valore e l’importanza di un’iniziativa come il Bike-to-school sia sufficiente trovarsi lì, in mezzo ai bambini diventati per una volta protagonisti dei propri spostamenti, condividere i loro sorrisi e l’emozione di fare una cosa “nuova” e inattesa.
    Quando si rinuncia a questo per starsene seduti davanti ad una tastiera a pontificare e spiegare agli altri dove e perché stanno sbagliando, ecco, si perde un momento di vita vera in cambio di nulla.

    Molte delle proposte espresse nell’articolo le condivido. Quello che non condivido è il volersi porre al di sopra degli altri senza darsi la possibilità di comprendere quello che realmente accade, facendosi guidare solo dai propri pregiudizi. Peccato, un’occasione sprecata.

  20. claudia says:

    Pippo, non è w l’italiota, ma buon senso: la viabilità a roma è studiata come un circuito per le sole auto, per arrivare da un punto A a un punto B devi fare diversi sensi unici. Per un ciclista, che non ha il culo posato ma pedala, è un dispendio di energie: una linea retta è più veloce, la via veloce è la meno rischiosa perchè si riduce il tempo su strada. Non mi sembra difficile da intuire, e ripeto io non sono ciclista. Se poi Lei si informasse un po’, come ho appena fatto io in due minuti su google, scoprirebbe che:
    - nel resto d’europa, nelle strade senza piste (ebbene si, esistono!) è legge il contromano per ciclisti
    - tale contromano non è a discrezione del ciclista ma esistono determinate condizioni da rispettare: limite 30 per le auto, larghezza di almeno 4,35metri. Mi sembra fattibile, Lei non trova? C’è spazio per tutti, e la velocità (quando rispettata) consente il contatto visivo reciproco.
    La smetta di parlare per frasi fatte, ne farà più bella figura. SIcuramente, si distaccherà dal concetto di italiota, da Lei tanto criticato ma da cui noto non prende alcuna distanza.

    Ps i ciclisti devono rispettare le regole nel limite del loro buonsenso, le auto sempre. Se un ciclista fa una cappellata, paga con la sua vita. Se io automobilista faccio una cappellata, pago con la vita degli altri. Su questo sono sicura che sarà d’accordo :)

  21. Francesco Benetti says:

    veramente tra i (tanti) partecipanti oggi ce n’erano parecchi che a scuola in bici ci vanno tutti i giorni ed erano semplicemente ENTUSIASTI di poterlo fare in compagnia. iniziative come questa stimolano alla tensione alla quotidianità, molto più di un articolo scritto in palese eccesso da livore.

  22. pippo says:

    ok va benissimo tutto e accetto la lezione di vita

  23. pinky says:

    sanno i ciclisti che al di la’ di tutte le polemiche sarebbe opportuno avere un’assicurazione ? Meglio essere un irriducibile pedone !

  24. Sessorium says:

    Mammifero Bipede ci sta spiegando che puoi criticare (dicesi DIRITTO DI CRITICA) una cosa solo se ci sei dentro, solo se ne fai parte. Altrimenti non ne puoi parlare, non ne hai titolo. Una concezione curiosa del diritto di opinione. O sei embedded oppure è automatico che tu “non conosca” ciò di cui parli.

    E’ come dire che per affermare che la scabbia è una cosa cattiva bisogna prima averla contratta…

    E complimenti alle solite truppe cammellate. Non ci stupiamo.

  25. pinky says:

    se io ho un cane ho il diritto di andare ovunque , ma non posso farlo scacarazzare e non raccogliere gli escrementi, devo rispettare anche gli altri che vogliono godere delle cose pubbliche come voglio goderle io col mio cane . Quindi se vado in bici devo rispettare chi va in auto e chi va a piedi come del resto da questi egli stesso deve a sua volta essere rispettato . Insomma hanno tutti il diritto di fare ciò che vogliono nel rispetto reciproco e nella legalità

  26. pinky says:

    non si puo’ andare in bici senza rispettare i semafori o i divieti di marcia o sostare sui marciapiedi e sentirsi migliore di chi posteggia l’auto in doppia fila o in divieto di sosta , perche’ alla fine si e’ uguali , si e’ entrambi portatori sani di illegalita’

  27. William Walker says:

    Poveri Romani, siete cosi ignoranti..

    E legal andare contromano in bici in quasi tutte le grandi Citta’ del mondo occidentale, specialmente in Canada, Inghilterra ed anche in Nord Europa. Anche in Italia per una volta il buonsense e’ prevalso, ma veramente nessuno qui he letto i numeroisi articoli nei giornali su questa decisione???

    http://www.corriere.it/cronache/12_aprile_05/biciclette-contromano_2ea12c46-7f47-11e1-a959-e67ffe640cb1.shtml

    Per voi ignoranti Italiani, vorrei fare una proposta…perche non esportate la vostra straordinaria ignoranza ed arroganza (proddoti di una qualita e quantita possibile solamente nella tradizione Made In Italy) al resto del mondo? In questo modo potresto finalmente ridurre il vostro bilancio commerciale in deficit.

    As for those of you who unbderstand English, I would love to invite you to join the civilized world, where bicyclists are given the legal rights necessary to use this mode of transportation and then obligated to follow all the laws and regulations that specifically apply to them.

  28. Anonymous says:

    Ecco, ci mancava l’idiota che c’e’ venuto apposta, ad insultarci….

  29. claudia says:

    non è venuto ad insultarci, è venuto a dire: in tutto il mondo fanno l’esatto contrario di quello che facciamo noi e le cose vanno meglio…forse forse siamo davvero dei poveri idioti. se il nostro modello fosse il migliore, sarebbe il prevalente. invece non lo è, abbiamo il più alto tasso d’inquinamento e morti su strada. incolpiamo tutti e tutto tranne noi stessi (i vigili, il sindaco, ecc)…i ragazzi di oggi hanno iniziato un piccolo passo, ma a prezzo di una grossa responsabilità personale, e tutti a dargli addosso. E’ dalle piccole cose che si inizia, non potete avere i cambiamenti serviti belli pronti e in larga scala.

  30. pinky says:

    grazie english man per avermi istruito e se e’ legalizzato andare in bicicletta contromano allora capisco perche’ si vive da schifo . Comunque in England dove vive mio figlio non si va contromano …… e non mi interessa neppure cosa fanno all’estero , voglio che a Roma ci sia civilta’ decoro e legalita’

  31. Tommaso says:

    Il fatto che Roma non sia una città ciclabile parte proprio da questa mentalità, che penso un blog come il vostro dovrebbe per primo evitare: “questa non è una soluzione”. E’ un atteggiamento tipico in Italia, si cerca sempre “la soluzione”, quella facile e veloce che risolve tutto; se non lo è si lascia perdere. L’iniziativa che criticate ha un ottimo proposito: far vedere ai genitori che usare la bici è possibile. Non è una passeggiata domenicale fine a se stessa, ha un obiettivo concreto e dichiarato; magari servirà a poco, ma perché non provare? Servono tante cose, arredo, corsie ciclabili, incroci… Ma ogni piccolo contributo aiuta. O tutto o niente?

    E’ vero, a Roma chi va in bicicletta “se la tira”: fa bene. Io uso la bici e ne sono orgoglioso, perché penso di aver fatto la scelta giusta. E’ giusto che andare in bici sia “figo”, più “figo” del suv. Tutti vorremmo vivere in una città in cui andare in bici sia normale, e sia chi usa la macchina a vergognarsi. Ma quella è “la facile soluzione”, o meglio è il punto di arrivo, mentre c’è tanto lavoro intermedio da fare.
    Non tutto si risolve con l’arredo urbano, serve un cambio di mentalità che va incoraggiato in diversi modi.

  32. Quote: “Mammifero Bipede ci sta spiegando che puoi criticare (dicesi DIRITTO DI CRITICA) una cosa solo se ci sei dentro, solo se ne fai parte. Altrimenti non ne puoi parlare?

    No, Sessorium, ho scritto una cosa molto diversa.
    Ne puoi parlare, sì, ma “da fuori”.
    Senza un’esperienza diretta, la vita mi ha insegnato, si prendono facilmente delle cantonate. Succede a tutti.

    Poi c’è una differenza non sottile tra “partecipare” e “farne parte”. Nessuno pretende che si possa criticare solo dall’interno, ma essendo una manifestazione durata poco più di mezz’ora (lasso di tempo relativamente breve rispetto a quello necessario a coordinarla coinvolgendo e mettendo in relazione tutti i soggetti interessati), ed oltretutto distribuita su un territorio discretamente vasto (le scuole coinvolte erano una trentina, molti ne avevano almeno una relativamente vicino casa), non mi sembra così inverosimile andarla a “toccare con mano”.
    Anche perché, in casi come questo, bastano pochi minuti di esperienza diretta per cambiare idee consolidate (e a volte fossilizzate) sulla mobilità in città. E non lo dico parlando da un piedistallo perché è successa la stessa cosa anche a me… (!)

    Quando un mese fa mi sono lasciato coinvolgere in questa “pazzia” ero sinceramente terrorizzato dell’idea di far muovere dei bambini in bicicletta sulle strade cittadine. Ebbene, appena l’ho visto accadere ho capito che era possibile. Ho “visto” coi miei occhi una città diversa, la città che Roma può diventare di qui a qualche anno. Con un lavoro enorme e tanta energia e volontà, ma può. E non l’ho “vista” solo io, l’hanno vista tutti i partecipanti, bambini compresi. E’ stata un’apparizione collettiva. :-)

    Comprendo che quando si ha a che fare tanto a lungo con le brutture, come fai tu, si finisce col farci il callo, con l’aspettarsi sempre il peggio. Diventa una forma mentis. Tuttavia il dovere di un cronista sta prima di tutto nel raccontare gli eventi con la massima obiettività possibile, e questo non è possibile farlo tenendovisi lontani.

    Massimamente in questo caso, che coinvolge un enorme “rimosso” della cultura contemporanea: l’infanzia. Le generazioni precedenti al boom conservano il ricordo dei bambini che giocano nelle strade, che corrono, che strillano, che esistono. La mia, e sono più vecchio di te, questa memoria non l’ha mai posseduta. Le nostre città sono fredde, grigie, popolate di mostri meccanici rumorosi e pzzolenti, anche perché abbiamo fatto dei nostri bambini dei reclusi, li abbiamo segregati dentro case e scuole, abbiamo rubato loro il mondo.

    Già il solo fatto di vederli riprendersi quello che gli spetta di diritto è rivoluzionario, diventa un’evidenza talmente tangibile di quanto stiamo sbagliando tutto da non essere più cancellabile. Trova il tempo di unirti al prossimo bike-2-School e, sono sicuro, ne converrai anche tu.

    Buon lavoro!

  33. Sessorium says:

    Nessuno ha mai detto che non è bello, ho solo detto che non serve a nulla. Lottare per una ciclabile leggera (costo zero) servirebbe invece a molto. Ma non figo…

  34. v.a.v. says:

    in england ciclabili leggere , cioe’strisce gialle di pochi centimetri accanto al marciapiede e nessuno contromano . Credo che nessuno qui nel blog sia contrario all’uso della bici , ma da’fastidio l’enfasi con cui viene annunciato un qualcosa che e’normale e che nessuno vieta di fare tutti i giorni , mica e’ vietato l’uso della bici !

  35. Sessorium says:

    Ma la vera domanda è: voi che oggi avete portato vostro figlio in bici a scuola, lunedì tornerete a portarcelo cor suvve parcheggiando sulle strisce? No perché per me è Bike To School tutti i santi giorni, pure senza i fratini e le fanfare.

  36. Anonymous says:

    in realtà l’impostazione tonelliana non è cosi sbagliata. Insomma fare una “manifestazione ” fine a se stessa può anche essere bello e divertente ma nulla di più !
    per la storia del contromano il canadese ha detto molte inesattezze, comunque. Tempo fa ho assistito ad un “scontro” senza conseguenze a porta maggiore (proprio sotto il ponte…) tra uno scooter che fortunatamente andava molto piano e un ciclista in contromano . Insomma con tutte le cautele si può pure fare ma in una zona ad alto traffico e sotto un ponte…tanto vale andare anche sulla tangenziale !

  37. In tal caso aggiungo un dettaglio non marginale. Questa non è “una manifestazione” estemporanea e che lascia il tempo che trova. E’ un progetto avviato un mese fa, con una sola scuola (la Di Donato) ed in via di sviluppo. Non abbiamo ancora ben chiaro che forma prenderà perché nessuno si aspettava che dopo un solo mese, in inverno, col freddo che taglia, avremmo avuto 30 scuole interessate.

    Premetto che sono solo un “collaboratore”, non ho figli e quindi mi accodo per dare una mano a mantenere in sicurezza quelli degli altri. Non ho curato l’organizzazione ma solo offerto una disponibilità.

    L’idea, per ora, a quello che ho capito, è ripeterlo a cadenza mensile, dargli continuità, non escludo che in primavera, col bel tempo, possa addirittura diventare a cadenza settimanale, almeno in alcune scuole meno critiche sotto il profilo della viabilità. L’idea è di insistere finché questa cosa non diventa normale, finché l’idea stessa di accompagnare i bambini a scuola in bicicletta non diventa normale. Finché i genitori stessi non prendano in mano la faccenda, auto-organizzandosi senza bisogno di scorte o volontari, finché le scuole non predisporranno spazi per il ricovero delle biciclette degli alunni, programmi didattici per portarli in bici, o chissà cos’altro ancora.

    Confesso che sono ancora spiazzato dal successo “invernale” di quest’idea… più di 30 scuole a novembre… quante saranno ad aprile, o a maggio? Con il primo sole, le temperature miti, e i bambini che scalpitano per andare a scuola in bicicletta insieme ai loro amichetti…

    Lo so che sembra “troppo facile” o magari addirittura “impossibile”, eppure non possiamo dimenticare il pensiero di Albert Einstein: “Una cosa è impossibile finché arriva uno che non lo sa e la fa”

    Buone cose.

  38. oronzo says:

    Quante polemiche stupide su ciò che è lecito o non lo è! Esiste un codice dela strada che tutti sono tenuti a rispettare. pertanto gli automobilastri lascino spazio a ciclisti, motociclisti e pedoni; i ciclisti non vadano contromano, affiancati e sul marciapiede, i maledetti motorinisti non vadano sul marciapiede e non vi parcheggino e tutti saremmo civili, nel rispetto delle leggi e del vivere in una comunit°. E’ così difficile?

  39. marte says:

    Vediamo…

    1) Ok per i ciclisti anche contromano, ma visto che ci sono delle regole – larghezza minima delle strade sulle quali POSSONO andare contromano – per favore, ripettatele; altrimenti non fate le vittime se uno vi manda a cagare perché occupate la carreggiata destinata alle auto.
    2) No alle bici sui marciapiedi ! Come sarebbe, scusa…volete essere rispettati quando pedalate per la strada – GIUSTO ! – e poi voi non rispettate gli spazi destinati ad altro uso come i marciapiedi ? E se investite un bambino, i cui scarti sono improvvisi e imprevedibili ? O un cane al guinzaglio (ma già, voi siete ciclisti, razza eletta…il cane è un animale, può anche avere la peggio, pazienza…). Volete andare sui marciapiedi ? Bene, scendete e portate la bici a mano !
    Cari amanti della bicicletta, mai sentito parlare di rispetto reciproco ? Voi volete essere rispettati ? Bene, giusto, sacrosanto: allora rispettate voi per primi gli altri utenti.

  40. Anonymous says:

    sono allergico a tutto cio’ che e’ comitati , la giornata del ….. , manifestazione per ….. , basta ! Comportiamoci civilmente , rispettosamente , legalmente e tutto si potra’ fare ed ottenere prima o poi .[ non e' che se vado in bici col caschetto in mezzo alla via o sui marciapiedi e passo col semaforo rosso perche' porto il creaturo a scuola sono meglio degli altri e un figo-ecologista ] Pretendiamo la trasparenza con tutti i mezzi ! Buon esempio parte dall’alto e al momento non ce ne e’ manco un po’ , x ora solo demagogia e tornaconti personali

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