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Se questa è una strada. Altro che Acea pubblica\Acea privata


E’ tornata in questi giorni -complice un tentativo di blitz da parte del Sindaco Alemanno nella nomina dei nuovi dirigenti a poche settimane dalle elezioni comunali- la faccenda dell’Acea. “Non deve lasciare spazio ai privati perché un referendum popolare ha sancito l’acqua pubblica”, dicono alcuni benpensanti non capendo quanto è ridicolo ciò che dicono. Ridicolo perché l’Acea è già (già!) una Società per Azioni -peraltro quotata in Borsa- orientata al profitto; perché l’Acea ha già soci privati (anche internazionali) detentori di una forte minoranza. La nuova deriva centrosocialgrillina tende ad affermare che sull’acqua non si possono “fare profitti”. Puttanata galattica. L’acqua è uno dei tanti servizi a rete (luce, gas, treni, ferrovie, trasporto pubblico locale, cartellonistica…) che possono essere sostenibili e possono costare il giusto per gli utenti solo e soltanto se fanno profitti e se sono gestiti da aziende (aziende, non enti pubblici) ben gestite. L’eventuale non-profitto sull’acqua è, come ci accorgiamo bene a Roma, un aumento della bolletta: bella vittoria.
Ovvio che l’acqua è un bene pubblico, anche -chessò- le autostrade lo sono, ma la gestione può anzi deve essere privata, lasciata in mano a manager e a logiche di efficienza, non a spartizione politica.
Dunque il problema che politici e candidati sindaci dovrebbero porsi nel replicare alle scelte di Alemanno sulla nuova dirigenza Acea è sulla qualità del management, non sul fatto che sia espressione del socio pubblico o del socio privato.
Tutti sanno a Roma cosa significa Acea. Significa mesi per un allaccio, significa un sito web da terzo mondo, sportelli inefficaci e scortesi, significa corruzione e mazzette sottobanco, significa centinaia di aziende (esercizi commerciali, ristorazione, bar…) che semplicemente rinunciano ad aprire dopo essere stati strozzati a causa dei ritardi per un semplice pratica. Se ci fosse una gestione, mettiamo, francese, o, meglio, se ci fosse la concorrenza come in altri settori (pensate ai telefoni, altro servizio a rete che gestisce -privatamente- un bene pubblico come la possibilità di comunicare) sarebbe lo stesso?

Caso vuole poi -e veniamo al nostro Rione- che a Roma l’Acea gestisca, in regime di monopolio (e va bene) ma senza bando (e va male), anche un altro servizio a rete: l’illuminazione pubblica. Con inefficienze, incapacità, sciatteria paurosa. Tanto che i guasti impiegano secoli ad essere riparati, tanto che le condutture, le canalette, le infrastrutture della rete sono con ogni probabilità ormai fatiscenti e si procede a rattoppi, non ad un restauro reale che porti valore aggiunto al network dei pali pubblici. Ed ecco che, nonostante le mille chiamate, moltissime strade del nostro Rione attorno a Via Umberto Biancamano sono, da giorni, ridotte così.

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Commenti (9)

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  1. Anonymous says:

    L’ACEA deve rimanere pubblica perché altrimenti la prossima giunta non avrebbe nessun posto dove piazzare i trombati o gli amici degli amici, visto che la giunta attuale ha riempito ATAC ed AMA.

  2. Odisseo says:

    Ma secondo me stai facendo un po di confusione.

    Un’azienda privata non risponde a criteri di efficienza in sè. Ma risponde a criteri di efficienza per massimizzare i profitti e remunerare l’Azionista. Un’azienda privata, come è giusto che sia vuole massimizzare il suo profitto.
    In un contesto veramente concorrenziale (Mercato perfetto, con un numero “non piccolo” di competitors) l’obiettivo della massimizzazione del profitto porta a ricercare l’efficienza con l’obiettivo come leva per praticare prezzi piu’ bassi e(o servizi piu’ efficienti per guadagnare quote di mercato.

    Purtoppo il settore di cui parli non è un contesto competitivo, ma è un monopolio di fatto. E in un contesto di monopolio l’obiettivo della massimizzazione del profitto produce solo un aumento del prezzo.

    Quindi invece di dire stupidagini, e pensare che la privatizzazione sia la panacea, Bisognerebbe accettare come del resto un esercito di premi nobel hanno dimostarto, che esistono condizioni in cui il mercato “fallisce” e deve essere corretto. Questo è uno di quelli. La correzione evidentemente non passa per una monoolizzazione privata ma attraverso una migliore selezione e legislazione delle amministrazioni pubbliche, o come in questo caso di aziende a capitale Pubblico Privato.

  3. Antonio Privitera says:

    A Odisseo, mai sentito parlare di “concorrenza per il mercato?”. Ossia gara pubblica come simulazione del confronto concorrenziale.
    Il libro di economia bisogna leggerlo fino alla fine…

  4. Abitante dell'Esquilino says:

    scusa, ma com’è che se mi collego al tuo blog il mio antivirus si incazza e mi blocca un cavallo di troia?

    Il suo nome è Blacole-Redirect.u

  5. Odisseo says:

    Ah Privitera,
    Io il libro di Economia l’ho letto fino in fondo. Tu il mio post invece no.
    Altrimenti avresti capito che siamo d’accordo.

  6. Antonio Privitera says:

    “La correzione evidentemente non passa per una monopolizzazione privata ma attraverso una migliore selezione e legislazione delle amministrazioni pubbliche, o come in questo caso di aziende a capitale Pubblico Privato”

    Mi fa piacere che siamo d’accordo, ma ammetterai che in questa frase non si capisce cosa proponi.

  7. giampaolo says:

    al di là delle dispute accademiche, giusto per incavolarci un pò di più, volevo informarvi di una cosa. sapete che c’è il rischio che da metà 2013 si debba pagare la famigerata TARES sui rifiuti, la tassa che sostituisce l’attuale TARSU. Bene, la TARES peserà di più sulle nostre tasche rispetto alla vecchia tariffa rifiuti e sapete perchè?perchè con la TARES i Comuni dovranno finanziarsi anche per l’erogazione dei cosiddetti servizi indivisibili: illuminazione pubblica, sicurezza, manutenzione delle strade, cura del verde pubblico. tutti servizi che all’esquilino dire che fanno schifo è fare un complimento…e dovremo pure pagarli di più!!!

  8. Marco says:

    Puoi pensarla come ti pare, ma c’è stato un referendum… E sai com’è, la volontà popolare, in democrazia… A meno che non finisca come per il finanziamento pubblico ai partiti…

  9. Degrado Esquilino says:

    E’ stata una cosa impropria. Non si fanno referendum su queste cose: sarebbe come fare un referendum per chiedere ai cittadini se vogliono o non vogliono pagare le tasse; se vogliono o non vogliono che vengano fatte le contravvenzioni. Insomma, assurdo!

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