Subscribe via RSS Feed

Codardi, conigli, infami, vigliacchi. Odiamo insieme i graffitari romani

Tra le tante razze che rendono Roma un posto unico in occidente in quanto a sciatteria e degrado c’è una razza peggiore delle altre. Non sono i cartellonari, perché loro riducono Roma ad uno schifo ma con un interesse personale e con l’obbiettivo di fare soldi; non sono i cittadini incivili (quelli ad esempio che pervicacemente posteggiano in maniera criminale) perché loro mettono sì a repentaglio la vita di altri cittadini, ma lo fanno per un interesse personale, per loro comodità; sono sono i pigri, gli sciatti, i superficiali perché tutto quello che loro fanno ha un apparente riscontro sulla loro ‘qualità della vita’ con un tornaconto in termini di ‘comodità’. Esempio: “getto a terra la cartaccia perché almeno non me la devo tenere in tasca sino al prossimo cestino”. E così via. E’ insomma tutto spiegato e spiegabile, seppur profondamente schifoso.
Caso a parte sono i graffitari. Loro sono i cavalieri del degrado fine a se stesso. Della sporcizia e del disordine come hobby. Dell’impossibilità di poter vivere in contesti rispettosi e puliti. La loro foga -sono alcune migliaia, a Roma- si scaraventa su di tutto. Dai mezzi pubblici ai palazzi storici passando per la segnaletica stradale. Una tassa che costa a tutti noi milioni di euro l’anno, specie ora che l’Ama e il nucleo Pics dei Vigili Urbani hanno deciso di combatterli un po’ di più. Pochi euro per umiliare un palazzo, tanti soldi per pulirlo.
Spesso sui nostri blog abbiamo attaccato questa forma di ribellione urbana che aveva un senso negli anni Settanta e Ottanta ma che da trent’anni è scomparsa da qualsiasi città occidentale. A Londra, Parigi, New York il fenomeno è ormai marginale. Ai tanti graffitari (ma sono solo sfigati vandaletti, non utilizziamo termini troppo impegnativi) che si sono scagliati contro di noi -qualcuno ci ha anche minacciato di morte- abbiamo sempre fatto una domanda: se i vostri tag sono così belli e meritevoli di essere visti da tutti, perché li realizzate solo sui mezzi pubblici (autobus, vagoni della metropolitana) e mai abbiamo visto un’auto privata ben ricoperta di scarabocchi? La risposta è nella codardia di questi guerriglieri underground che sono capaci solo a pigliarsela con chi non può poi reagire. Ciò che è di tutti si può vandalizzare, ciò che invece è privato non va toccato. Ecco perché questi infami sono prontissimi a massacrare monumenti e superfici tutelate e invece non torcono mai un capello ai cartelloni pubblicitari ed alla mafia che li gestisce. Strano no? Anche lì paura di essere ripresi, paura che il pubblico non fa.
Il punto più basso è stato quando abbiamo visto che sì, finalmente gli scarabocchiatori di professione hanno deciso di avventarsi sulle vetture, ma che tra le mille vetture a disposizione in strada lo hanno fatto proprio con l’unica auto pubblica, di tutti, di servizio. Proprio con quel grande esempio di civiltà che è il car sharing. E’ un segnale che dice mille cose e che deve spronarci a far crescere il quoziente di odio verso questa gentaccia. Solo quando saranno davvero un corpo estraneo alla città, detestati da tutti e perseguiti dalle forze dell’ordine forse potranno smettere di costringerci a vivere in contesti umilianti.

Share

si parla di:

categoria: articoli

Segnala questo articolo via e-mail

Commenti (4)

Trackback URL | Feed RSS dei commenti

  1. Caterpillar says:

    1) Hai fatto denuncia per le minacce di morte? Spero di si
    2) Cercate su Google “Reps graffiti Roma”

  2. Anonymous says:

    L’Italia è un Repubblica fondata sulla feccia, la feccia è al potere.

  3. Tony says:

    Non solo le auto ma anche i Totem informativi nuovi nuovi appena posati presso le postazioni car sharing (a gennaio di quest’anno!) sono già stati tutti scarabocchiati, soprattutto quello di Viale Carlo Felice che si vede in foto dietro la Panda… che peccato…

Inserisci un commento



(facoltativo)