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La questione delle preferenziali. Ancora Via Napoleone III


Una questione molto semplice per la verità: questa giunta le ha completamente distrutte. In molti quartieri della città si è passati dal cordolo alle borchie e dalle borchie a nulla. Hanno completamente smantellato chilometri e chilometri di corsia preferenziale protetta. Hanno fatto esattamente l’inverso di quello che stanno facendo tutte le città occidentali. Anche non Europee. Addirittura posti solo devoti all’auto, come New York, stanno realizzando centinaia di miglia di corsie ciclabili e corsie preferenziali, qui quel poco che c’è viene smantellato.

Nel nostro rione la storia assume contorni surreali come abbiamo più volte sottolineato. Tutto l’asse Principe Eugenio-Napoleone III è stato sminchiato da questa amministrazione. Quelle che erano le carreggiate si sono trasformate in parcheggi abusivi soprattutto per i ricchi commercianti cinesi, per i loro furgoni e le loro fuoriserie. E chi transita è costretto a fare lo zig zag tra le auto in sosta illecita tagliando la strada al tram. Solo l’estrema abilità dei guidatori romani (di vetture e di tram!) ha scongiurato gravi incidenti che comunque ci auguriamo vi siano quanto prima per mettere l’amministrazione di fronte alle conseguenze delle proprie scelte.

Certo che che alle imminenti elezioni una delle due parti politiche (o magari entrambe) dovrà specificare chiaramente cosa vuol fare con le corsie preferenziali. In maniera molto netta e precisa, senza ingannare gli elettori: banalmente dire se si vuole stare in Europa, o se si vuole stare in Africa con Giovanni Alemanno.

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categoria: articoli

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Commenti (17)

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  1. Marcus says:

    Abolire le preferenziali è stata una puttanata colossale! Ve lo dico da motociclista. Era sufficiente migliorare alcuni punti obiettivamente pericolosi per le due ruote utilizzando isole in cemento con lampeggiante o le stesse borchie ma solo d’”invito” cioè per l’inizio della preferenziale, non per tutta.
    La corsia dei mezzi pubblici andava invece rafforzata con cordoli in muratura tipo tram 8 (dove non mi pare ci sia un centauro morto al giorno) al fine di realizzare quel “divide et impera” (corsie singole e separate) che è l’unico modo per sbaragliare la doppia fila.
    Che poi corsie singlole e separate da cordoli veri, significa anche possibilità di “salvagenti” per i pedoni…

  2. abitante dell'esquilino says:

    PARENTESI: vorrei un pò piu’ di rispetto per l’Africa.

    Usarla sempre come paragone negativo, anche se in alcuni casi può sembrare ragionevole, a livello di linguaggio contribuisce a non riconoscerne il valore.

    Chiusa parentesi.

  3. carlos says:

    concordo questi apprezzamenti razzisti del blog mi danno veramente fastidio sarebbe ora di usare un linguaggio più corretto

  4. Il problema centrale è un altro: la doppia fila! Gente civile non si sognerebbe mai di fermarsi ed occupare i 4/5 della corsia delimitata da una linea continua.

  5. Marcus says:

    Si vabbè, però stavamo parlando delle preferenziali, se poi la vogliamo buttare il caciara, parliamo anche della droga e della guerra in Medio oriente.
    Che Roma sia per infrastrutture,viabilità, decoro molto più simile alle capitali (Tunisi,Algeri, Cairo, Nairobi) di paesi poveri come quelli africani è un dato di fatto.
    Non c’è razzismo nel rimarcare che
    siamo una paese Europeo con una cultura millenaria ed avremmo il dovere di mantenere un certo livello di civiltà.
    Molte meno colpe hanno paesi che non si sono mai sviluppati se con con la fugace esperienza coloniale.

  6. Marcus says:

    Se quella linea continua, caro traffico matto, fosse un solido cordolo in muratura, nessuno potrebbe sostare in doppia fila.
    Sui rettilinei tra l’altro non vedo grossi pericoli per le moto, al limite si possono mettere poche borchie appena prima dell’inizio del cordolo e/o un segnale luminoso.
    Un esempio chiarissimo lo dà l’asse Via Principe Eugenio (quella di Fassi) ed il suo seguito Via di porta Maggiore.
    La prima non ha cordoli e la doppia fila impera, la seconda (stessa larghezza) ha uno square centrale delimitato dai cordoli in travertino e la doppia fila è assai più rara, senza per questo avere una strage di centauri.

  7. abitante dell'esquilino says:

    Caro Marcus,
    viviamo all’Esquilino, uno dei quartieri a maggior presenza straniera, per questo dovremmo essere almeno consapevoli dell’imperialismo culturale che abita il nostro pensiero.
    Stiamo parlando di cultura, non di aria fritta.
    Dire che l’Africa non si è sviluppata se non con la “fugace esperienza coloniale” è un punto di vista quantomeno discutibile. Ne sei consapevole?

  8. Luigi V. says:

    A via Napoleone III come in molte altre strade le borchie sono state messe proprio per consentire la sosta in doppia e tripla fila delle auto. E’ questa la politica del Comune: penalizzare il trasporto pubblico e far si che gli automobilisti si sentano liberi di fare ciò che vogliono. Ma non vi siete accorti che per la magggior parte dei Romani purtroppo sono i mezzi pubblici che intralciano la circolazione!

  9. Anonymous says:

    STESSA IDIOZIA A CORSO VITTORIO EMANUELE : RIFATTO l?ASFALTO, COMPLETAMENTE SMANTELLATE LE CORSIE PREFERENZIALI, rimano solo vernice gialla (rispettasta da nessuno ovviamente)

    ALEMANNO SBRIGATI AD ANDARTENE, BASTA DANNEGGIARE ROMA , LA HAI GIA’ DISTRUTTA COI CARTELLONI PUBBLICITARI!!

  10. barney says:

    ma, il dubbio sorge spontaneo, l’abitante dell’esquilino che discetta della cultura del mondo, dall’esquilino c’è mai uscito ? C’è mai stato nei posti di cui parla e di cui insegna ?

  11. Anonymous says:

    RIVOGLIAMO LE CORSIE PREFERENZIALI A ROMA!!!!!

  12. Marcus sono perfettamente consapevole che un cordolo toglierebbe subito il problema. Ma è anche una questione educativa.

  13. abitante dell'esquilino says:

    Sono stato in Africa molte volte, e non da turista. Ma il punto non è questo. Io sto semplicemente chiedendo a un blog che seguo perché parla delle strade intorno a casa mia di fare attenzione al linguaggio, perché il razzismo è anche una questione di parole.

  14. Marcus says:

    X abitante dell’esquilino.

    Se proprio mi vuoi coinvolgere nella discussione, ti dico la mia idea poichè
    sono consapevole di quello che dico.
    Il colonialismo ha sfruttato e depredato quei paesi, ma ha anche insegnato loro a parlare e scrivere nella lingua europea, a costruire uffici postali,ospedali e marciapiedi…
    Quel poco di infrastrutture che hanno quei paesi lo si deve al periodo coloniale che poi giustamente è finito lasciando però quei popoli nel più completo abbandono.
    Attualmente la maggior parte dei progetti di sviluppo per l’Africa sono affidati solo al volontariato (come forse tu fai) e le città inaugurate dal colonialismo, sono cresciute in maniera aberrante e disordinata, ad imitazione grottesca di quelle europee. Ciò non vale ovviamente per il sudafrica, che ha avuto una sorte più simile a quella australiana e il cui livello di infrastrutture supera spesso quello di Roma.
    Il colonialismo è stato un male, la brusca fine del colonialismo è stata peggio.
    Questa è la realtà.

  15. abitante dell'esquilino says:

    Si, ma il problema che io sollevavo è il razzismo inconsapevole, compreso quello di Marcus.
    Razzismo è ritenere che quei popoli non andavano “abbandonati”, mentre molti intellettuali africani chiedono proprio di essere “abbandonati”, ma davvero, senza interferenze militari, eserciti mercenari e colpi di stato.
    Razzismo è un po’ anche pensare che in Africa ci si va solo per fare volontariato. In Africa ci si và anche per imparare, vie alternative alla propria realizzazione, potenzialità del tessuto sociale, valori sociali e familiari, sostegno dei vecchi, equilibrio tra modernità e tradizione, gioia di vivere.

  16. Marcus says:

    Scusa caro abitante Esquilino, non mi sento razzista ma solo realista.
    Ho i miei dubbi che gli africani stiano come tu dici, talmente bene da chiedere di essere lasciati in pace e non aiutati da noi mondo ricco. Altrimenti non si spegherebbe perchè vengono tutti qui da noi.
    Colpi di stato e guerre che sono in Africa, sono in gran parte legate al fatto che i coloni fondarono città e disegnarono dei confini sulla cartina di quei paesi per poi abbandonarli.
    Quando, prima del colonialismo, c’erano poche tribù di indigeni, in equilibrio con le risorse disponibili, nessuno laggiù moriva di fame.
    Ora, l’Africa ha fame perchè è povera e troppo popolata, d’altronde non può neppure arrivare a sfamarsi da sola, poichè una sua ipotetica industrializzazione sarebbe incompatibile con il compromesso ecosistema del pianeta.
    Un bel rompicapo di cui i nostri nonni e bisnonni Europei sono respondabili e da cui l’Africa non può uscire da sola.
    Detto questo non nego il fascino delle realtà tribali e culturali originali ancora presenti nel continente nero, ma il cercare solo quelle ignorando il resto è proprio del ricco turista occidentale che critichi tanto.
    E per finire, la cultura Europea che tu sembri disprezzare, ha prodotto danni, ma ha anche civilizzato mezzo pianeta. Questa cultura, che è anche un arredo urbano decoroso e sicuro, va difesa, senza per questo essere razzisti.

  17. abitante dell'esquilino says:

    Molti intellettuali africani – Dambisa Moyo o Aminata Traore per fare due nomi – chiedono alle potenze straniere di fermsre il loro intervento interessato in Africa. Interessato, gli aiuti sono una cosa, le multinazionali un’altrs.

    Chiedono di fermarlo non perche’ stanno bene, ma perche’ gtrazie al neo-colonialismo degli aiuti in cambio di contratti continuano a star male.

    L’Africa non è svorappopolata, lo è infinitamente meno dell’Europa e dell’Asia.

    In quanto alle tribu’, in Africa c’erano imperi millenari, alcuni dei quali grandi quanto mezza Europa.

    Quindi non parliamo di fascino delle realtà tribali contrapposto all’unica civilizzazione, parliamo di civiltà differenti. Anche perché la nostra potrebbe essere arrivata al capolinea …

    Ovviamente sono favorevole agli arredi urbani. Ribadisco che volevo solo porre l’attenzione sulle parole che usiamo e sulla cultura che rivelano.

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