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Il risiko del commercio nel Rione

La lettura più facile sarebbe “okkay, si libera spazi per l’avanzare di Chinatown”. E potrebbe essere anche la lettura più corretta, anche se naturalmente speriamo di no. Non che qui nessuno abbia nulla contro i cinesi (d’altronde, da quando ci impegniamo per il bene, non abbiamo mai trovato nessuno peggio dei… romani), ma contro il loro stile, il loro buon gusto, la loro proposta commerciale evidententemente si. Sfiga ha voluto che all’Esquilino, nella Chinatown della capitale d’Italia, siano arrivati i discepoli di un ceppo di cinesi di campagna, un po’ grossier, non proprio raffinatissimi ecco. E così, come per un contrappasso, come Roma negli anni passati ha subito l’immigrazione abruzzese che l’ha resa lo schifo che è (ehi ehi, lo sappiamo benissimo che è pieno di abruzzesi per bene, ma sappiamo altrettanto che ogni piccola o grande disgrazia capitata a questa città, dai camion-bar al racket dei parcheggi a ore sotto i palazzi fino alla mafia dei Casamonica ha una precisa origine), alla stessa maniera, nei Novanta, quando si trattò di aprirsi all’immigrazione internazionale, ci toccarono gli abruzzesi di Cina. Alcune seconde generazioni, che magari seguono questo blog, potranno confermarci o smentirci.
Sta di fatto che da qui deriva la paura che abbiamo dei cinesi e dei loro negozi. Dal fatto, in definitiva, che i loro negozi sono brutti oltre che inutili. Addirittura, e ce ne vuole, più brutti dei negozi dei romani.
Tutto questo papier per notiziarvi, facendo seguito alla segnalazione di un lettore, dell’ennesima chiusura di negozio in Emanuele Filiberto alta (con spostamento nella parte bassa della strada) con probabili spazi che si spalancheranno all’ennesimo grossista mascherato da boutique. Ma speriamo che i nostri abruzzesi d’oriente, un bel giorno, imparino che con il commercio legale e di qualità, si guadagna perfino di più che fare i trafficanti di partite d’abbigliamento taroccate. E poi non è più necessario stare sotto scacco della Camorra. Non è più figo?

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categoria: articoli

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Commenti (7)

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  1. lucia says:

    Tutto giusto, non c’è che dire! Piccola annotazione e preghiera di segnalazione bipartisan: l’avete vista l’oscenità del negozio tutto “romano” di tadadattà (angolo via Leopardi via dello Statuto)? E’ possibile che nessun vigile gli dica che le poltroncine in pura plastica e il tavolino fuori al negozio non fanno italiano ma puramente cafone quale è? Leggere la loro lettera contro il Municipio per consigliargli un corsetto di aggiornamento: i cinesi parlano molto molto meglio, il che è tutto dire.

  2. sabotage says:

    mi pare esagrato dire che ‘Roma negli anni passati ha subito l’immigrazione abruzzese che l’ha resa lo schifo che è’… semmai è l’amministrazione negligente a non aver fatto rispettare le regole

  3. Anonymous says:

    ma poi quanto a negozi brutti nella zona… inserirei nella top ten il nuovo negozio di cornici in via santa croce in gerusalemme!

  4. Anonymous says:

    si, un negozio senza senso che vende cornici e “quadri di artisti” ristrutturato in 15 gg con una pennellata ed un bancone in formica , credo chiuderà in pochi mesi come l’altro apparso qualche anno fà che vendeva sempre “quadri di artisti vari”

  5. Anonymous says:

    aggiungerei sempre sulla stessa via il negozio di auto di super lusso da cafoni di importazione , con loschi figuri che la gestiscono

  6. grace says:

    LA CAMORRA NON DOMINA I CINESI FORSE èIL CONTRARIO, MA UN BEL CONTROLLO FISCALE ALLE LORO ATTIVTA’ ED ALLE LORO MACCHINONE NO VERO?

  7. Anonymous says:

    ma xche prendersla con gli abruzzesi quando in piazza vittorio ci sono vechi signori calabresi che non parlano nemmeno l’italiano,provare x credere

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