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Sta nascendo un contro-stato? Così la pensa un lettore (e ha ragione da vendere)…

Sta nascendo un contro-stato. Gruppi di gente riunita sotto bandiere politiche, religiose, di apparente solidarietà sociale, che pretendono di stabilire regole contrarie a quelle condivise da tutti.
Ho avuto a lungo un brutto daffare con gruppi di persone che bivaccano rumorosamente sotto le mie finestre, intente a varie attività. Non c’era verso di farle desistere: né segnalando la cosa alle addette forze di polizia, né chiedendo loro cortesemente di spostarsi, almeno ogni tanto, altrove. Nulla. Sembrava che quel comunissimo tratto di strada avesse l’oro, e soprattutto, che nessuno di questi personaggi temesse alcun intervento di legge. Progressivamente ho perso la pazienza. Non solo per le molestie, ma per il principio. Nel vedere gente che, nella mia città, nel mio paese, se la rideva letteralmente dell’autorità dello Stato, espressa nelle sue regole.
Nei tentativi di far rispettare i miei diritti, un giorno vedo che una delle persone che sto cercando di allontanare, si dirige veso un’utilitaria grigia, e gesticola con il conducente. Il giorno dopo al bar d’angolo vedo lo stesso conducente, italiano, che commenta ad alta voce il mio passaggio con una cameriera dandomi del pazzo, e minacciando ritorsioni. C’è gente che, sotto la protezione di un partito, di una parrocchia, di un centro sociale o assistenziale, crede di poter disporre della città come se fosse sua.
Dispone (impone) i lavavetri ai semafori; occupa le case di interi quartieri (come al Tufello); decide quali ponti sul Tevere occuperanno gli abusivi. Non fanno la carità: applicano un potere, che vogliono venga riconosciuto. Ricordiamoci che i poveri veri non li si trova a chiedere l’elemosina all’angolo della strada, tant’è che fra i questuanti per strada non ce n’è nessuno italiano.
Umberto Ubaldi

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categoria: la nota

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Commenti (10)

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  1. Spurinna says:

    Quando il potere pubblico si ritira – come obiettivamente è successo negli ultimi vent’anni e sempre più spesso sotto i nostri occhi anche a Roma – i più forti, i più ricchi, i più prepotenti lo sostituiscono.

    Non è un caso che nella politica gli attacchi al patrimonio pubblico (cultura, scuola, istituzioni dello stato) aumentino sempre di più.

  2. Anonymous says:

    anch’io ho la netta impressione che l’unico rimedio utile per l’esquilino siano un centinaio di cittadini incazzati dotati di mazza da baseball. non sarà edificante, non sarà bello nè civile, ma più passa il tempo più si rafforza questa mia convinzione.

  3. Max says:

    Secondo me i contro-Stato hanno vita facile solamente se soddisfano gli interessi di chi lo Stato lo ammininistra effettivamente. Il potere pubblico si ritira solamente quando fa comodo a chi lo detiene.
    Il malaffare/mafie sul nostro territorio sono talmente tante e palesi che è difficile immaginare che non godano di speciali immunità.

  4. Andrea Rossi says:

    Il Sig. Umberto grazie alla sua esperienza di vita vissuta e’ arrivato ad una conclusione a mio parere giusta, non sono un complottista ma sono convintissimo del fatto che tutte le mafie e tutte le illegalita’ legate all’immigrazione ci siano per via del fatto che questi fenomeni sono funzionali ai veri poteri forti che governano il mondo.

    Mettere i cittadini gli uni contro gli altri, dividerli, creare guerre fra poveri, serve a distogliere ed a far stare tranquilli i veri poteri forti (banche d’affari e tecnocrati vari).

    L’immigrazione facilitata da certi partiti serve in primo luogo a DISSOLVERE L’IDENTITA’ DEI POPOLI, A DISGREGARE LE COMUNITA’ ED I POPOLI, UN POPOLO DISSOLTO E’ UN POPOLO DISUNITO, DEBOLE E CHE NON FACENDO PIU’ COMUNITA’ E’ MENO CAPACE DI DIFENDERSI!

    Un’esempio ? Provate a mettere un ipermercato di una catena mondiale della distribuzione in Corsica o nei paese baschi…qui da noi invece gia’ divisi per questioni storiche arriva chiunque e spadroneggia.

  5. aldo says:

    è l’ennesima riconferma di quello che è l’Italia: un paese feudale, dove “signori” e “signorotti” fondano aree di potere al di fuori del controllo dello Stato ufficiale e lì fanno i propri comodi, guadagnando posizioni di potere con l’elargizione di privilegi ai loro protetti.

  6. Paolo says:

    Mi domando se sia appropriata la definizione di contro-stato quando queste mafiette e questi prepotenti agiscono alla luce del sole e soprattutto sotto gli occhi dei rappresentanti dello stato. E poi, siamo davvero sicuri che le regole del vivere civile che abbiamo imparato 30 o 40 anni fa siano ancora condivise da tutti? Anch’io ho chiesto l’intervento della polizia municipale per evitare un bivacco rumoroso, ma non c’è stato nulla da fare. Così come quando chiedo ai rarissimi ferrovieri che incontro di multare chi poggia le scarpe sui sedili davanti a sè. Dunque o queste regole non sono più condivise o nessuno ha più voglia di farle rispettare. Anche perché si rischia di essere sopraffatti, i bulli vanno quasi sempre in gruppo: basta vedere cosa è accaduto all’autista dell’ATAC che ci ha provato. Adesso dovrà pure farsi aggiustare i denti.

  7. Petra says:

    E’ proprio questo il punto, si deve protestare, e si deve farlo insieme. Invece c’è sempre un povero Don Chisciotte solitario che si fa venire un fegato così.
    E’ semplicemente ora di fare lega. E non stancarsi mai di protestare, di farsi riconoscere, di difenderci gli uni con gli altri, la paura divide, invece siamo tanti.
    Umberto

  8. Anonymous says:

    Gli immigrati ai semafori di San Giovanni ce li porta direttamente la gente del circolo Woody Allen, non è uno scherzo, appostarsi per credere.

  9. Anonymous says:

    Ma di quale zona dell’Esquilino parla Umberto?

  10. Caterpillar says:

    Anonymous sulla base di cosa puoi fare quest’affermazione?

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