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Ecco perché Roma non merita i grandi investimenti pubblici

E’ triste, anzi tristissimo quello che succede con le grandi opere pubbliche a Roma. Non tanto per la loro manutenzione, che alle volte funziona anche, ma per quel che gli sta intorno. Facciamo un passo indietro: solitamente le opere pubbliche sono realizzate da grandi fondi statali, pubblici, di tutti i cittadini italiani. A questi grandi investimenti, di matrice nazionale, dovrebbero affiancarsi altre pianificazioni e investimenti, di matrice locale, che rendano credibile tutto l’intorno di una grande opera. Così a Roma non è, la città non è all’altezza o non vuole rendere accettabile e decente tutto quello che sta attorno ad un grande investimento pubblico che questo sia una nuova architettura o una infrastruttura.
Esempi? A bizzeffe. La metro B1? Quasi finita, ma fuori da ogni stazione zero riqualificazione urbana. I quartieri rimarranno come erano prima dei cantieri: più simili a Kabul che a Parigi. La metro C che tra un anno aprirà il suo primo, lungo, tratto? Idem: le strade attraversate dalla nuova infrastruttura non prevedono nessuna tipologia di modifica, rimarranno zellosi come oggi.
Il Maxxi? Fantastico, preso d’assalto da centinaia di migliaia di turisti e romani, ma si trova in uno stradone che pare di stare a Timisoara, al posto di uno spartitraffico verde la strada ha auto in sosta, ci stanno bancarelle dovunque e muri imbrattati dalle affissioni abusive.
Il Macro? Eccezionale, peccato che ha un bellissimo e comodissimo parcheggio interrato sopra il quale non si è sistemata una sola strada e così la sosta selvaggia la fa da padrona ancor più di prima.
La Stazione Tiburtina? Imponente, bellissima. Aprirà a giugno e tutto intorno ci sarà quel che c’è oggi: uno slum, una favela immonda che è anche difficile descrivere… Si è addirittura detto assai preoccupato il capo delle Ferrovie Moretti, ma neppure il suo appello è servito almeno per parlare di un progetto di sistemazione dei dintorni della stazione…
La Stazione Termini? Dieci anni fa si trasformò da un dente cariato ad un moderno e bello centro commerciale, ma appena metti il naso fuori ti piglia un colpo e una strada come Via Giolitti o come Via Marsala non riesci a trovarla neppure a Bangalore.
L’Auditorium di Renzo Piano? Successo clamoroso per quello che è ormai il secondo centro culturale per le performing arts a livello mondiale, ma che ci voleva a provvedere anche al restyling del quartiere circostante che invece, nonostante la presenza di un regolare parcheggio interrato, è preso di mira dalla sosta selvaggia dei “amanti della cultura”?
Di esempi ce ne sono altri e altri ancora. Tutti con un denominatore comune: non appena si varca il confine dell’area di intervento e si entra nella zona di competenza comunale il tasso di degrado schizza ben oltre i limiti di guardia.

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Commenti (3)

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  1. Anonymous says:

    va bene questa nota è il seguito ideale di “chi ci sta derubando?” m isembra ovvio che almeno sulla carta, ameno minime sistemazioni dovrebbero essere previste. Poi succede qualcosa e i soldi finiscono chissà dove.

  2. Stima per Moretti.

    Nota che apprezzo pienamente!

  3. anonimo says:

    Albergo Eurostars (multinazionale degli alberghi) a 4 stelle al Pigneto. Con tanto di fondi messi a disposizione per riqualificare un cospicuo tratto di strada (l’isola pedonale del Pigneto). Risultato: comitato di quartiere locale che ha osteggiato fin dall’inizio la ristrutturazione del complesso divenuto albergo, riqualificazione dell’isola pedonale che forse salta perchè sempre il comitato di quartiere si oppone allo spostamento di quattro banchi puzzolenti del mercato. A dimenticavo, mettiamoci anche il parcheggio costruito per l’albergo e aperto anche a tutte le utenze, ma ovviamente è sempre vuoto mentre intorno impazza sosta selvaggia.

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