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La patetica questione del Cinema Metropolitan

Tutti mobilitati. Dall’Assessore alla Cultura, in giù. Tutti a chidersi che fine farà il cinema, cosa ci faranno dentro, tutti a sperticarsi per chiedere lo stop a qualsiasi cambio di destinazione d’uso. Come se qualche ente pubblico possa obbligare qualsivoglia privato ad esercitare una attività che non rende più e porta perdite economiche, passivi in bilancio e debiti. Tantissimi cinema hanno cambiato la loro attività a Roma, decine. Anche in Centro. Per il Metropolitan, forse perché la società che lo ha rilevato con l’idea di valorizzarlo commercialmente appartiene alla famiglia Berlusconi, le cose sembrano diverse: qui nulla può cambiare, qui non si può fare come l’Etoile e come mille altre sale, qui il Comune deve obbligare gli esercenti a offrire un prodotto che nessuno vuole.
Ma se proprio si desidera che nel famoso spazio ad inizio via del Corso resti una sala cinematografica, non si potrebbe semplicemente proporre ai nuovi proprietari un protocollo di intesa secondo cui, ferma restando la valorizzazione commerciale del lotto, si obbliga la controparte a destinare almeno una percentuale (un quarto?) a sala cinematografica. Che così sarà più piccola e adeguata alle esigenze di un mercato che cambia?
E’ così che si fa in tutta Italia, con i grandi cinemoni che non rispondono più alle esigenze del pubblico. Perché Roma sembra essere su un altro pianeta?

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Commenti (5)

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  1. Andrea Rossi says:

    La principale colpa della chiusura di tanti cinema e’ senza dubbio l’aver permesso l’apertura indiscriminata di tante oscene mega-multisala di stampo americano come il Warner Village e tutte le altre sale all’interno degli altrettanto osceni megacentri commerciali, era prevedibile anche da un idiota che quelle aperture avrebbero fatto fallire tanti piccoli cinema all’interno dell’Urbe.

    Sotto quale regno sono state aperte cosi’ tante mega multi sala ?

  2. Mah, io sinceramente preferisco i cinema gestiti da grandi gruppi. Se non altro per la maggiore qualità dei servizi che propongono a prezzi anche inferiori.

    La questione del cinema Metropolitan mi sembra più complicata di come la descrive Massimiliano. Io avevo capito che prima appartenesse a Fininvest e ora sia passata di mano ai Benetton che vorrebbero trasformarlo in un megastore dell’omonima catena retail d’abbigliamento (via del corso con H&M, Zara, etc si appresterebbe a diventare strada dell’abbigliamento low cost come la rue nueve di Bruxelles)

  3. Flavio Gioia says:

    I cinema piccoli stavano chiudendo già prima dei centri commerciali di Veltroni, ragioniamo ogni tanto prima di lanciare il solito attacco ideologico forzato…

  4. Livia says:

    A me dispiace perché viene a mancare uno dei pochi ritrovi per i sordi, che guardando in versione originale con sottotitoli trovavano un’alternativa ai dvd. I megaagglomerati se ne fregano delle minoranze!!!

  5. Andrea Rossi says:

    X Flavio

    Hai ragione i piccoli cinema stavano gia’ chiudendo sotto l’era Rutelli, infatti e’ stato lui a far aprire le prime mega multi sala, quidni prima di scrivere togliamoci per favore le bende ideologiche che ci coprono gli occhi.

    L’obiettivita’ consiste anche nell’ammettere degli sbagli, io ad esempio votai Rutelli e la prima volta anche Veltroni, poi ho visto che hanno ridotto Roma uno schifo e non li ho piu’ votati.

    Io ritengo che Roma sia Roma proprio in quanto non e’ Detroit, Los Angeles o Chicago, Rutelli e Veltroni invece hanno deciso di americanizzare Roma, c’e’ ovviamente chi e’ d’accordo con la loro idea ovvero McDonaldinezzare Roma e farla diventare una sorta di Disneyland, io non sono d’accordo ma questa e’ un’ opinione.

    Che invece i piccoli cinema di quartiere chiudano soprattutto per l’invasione delle mega multisale non e’ un’opinione ma UN FATTO, COSI’ COME E’ UN FATTO CHE I MEGA CENTRI COMMERCIALI ABBIANO COMPORTATO LA CHIUSURA DI CENTINAIA DI PICCOLI NEGOZI DI QUARTIERE E L’AUMENTO VERTIGINOSO DI TRAFFICO NELLE ZONE A LORO CIRCOSTANTI.

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