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La Moschea di San Vito vista dal Bosforo

Sulla “moschea” più o meno abusiva di Via di San Vito abbiamo già detto e già ampiamente scritto qualche tempo fa. Le nostre opinioni le trovate qui espresse nella massima chiarezza e possono fungere anche da risposta alle polemiche che, purtroppo di nuovo, sono sorte in queste ore.
Perché, allora, tornare sull’argomento? Perché è proprio da un paese islamico che scriviamo questo post. Perché stando ad Istanbul, per esempio, si comprende come siano fuori luogo certe prese di posizione, certe polemiche, certe pretese di legalità.
Se il pretendere il rispetto delle “norme igienico-sanitarie” per una stanza dedicata alla preghiera può essere qualcosa che fa semplicemente sbottare a ridere, molto meno simpatica è la faccenda se si procede a fare il raffronto tra Roma e Istanbul su tutto quello che fa o non fa “civiltà”.
Federico Mollicone, che ha in questi giorni aizzato le forze dell’ordine contro l’improvvisata moschea sorta nel cuore dell’Esquilino e che ad Istanbul è stato da non molto tempo, sa benissimo quale è la status quo della città da cui scriviamo. Sa benissimo della estensione e della qualità delle isole pedonali (quante ne ha realizzate la giunta Alemanno in due anni e mezzo? Quante ne ha ispirate o proposte lui in qualità di capo della commissione cultura?) dove non a caso approdano commercianti italiani come Giolitti (all’estero aprono nel cuore delle zone a traffico zero perché ovviamente si guadagna di più, poi quando vuoi togliere le auto in Italia fanno le barricate…), dove gli arredi urbani sono perfetti, dove il commercio ambulante è regolamentato e non lascia spazio ne ad abusivi ne alle tredicine di prepotenti che spadroneggiano a Roma sotto la tutela dell’amministrazione. Mollicone sa bene che, ad esempio, ad Istanbul uno scandalo come parentopoli avrebbe fatto cadere mezza giunta; che un altro scandalo come rimborsopoli (alcuni consiglieri comunali si sono inventati delle società per auto-assumersi e auto-pagarsi uno stipendio così da poterne chiedere il rimborso al Comune, che per regolamento ha dovuto pagare coi soldi dei cittadini) avrebbe provocato sommovimenti di piazza; Mollicone è stato a Istanbul dunque sa come qui funzionano i taxi, come qui funziona il servizio di pulizia delle strade, sa quale è qui la situazione della cartellonistica pubblicitaria e quale lo stato delle aree verdi…
Potremo andare avanti per ore, davvero. Non c’è un solo ambito in cui un romano di passaggio in Turchia, pericoloso paese islamico, non debba vergognarsi. Come al solito l’unica cosa in cui siamo rimasti superiori a tutti è… il bidet. Per tutto il resto è una debacle che ci fa venire voglia di andarci a nascondere.
Viviamo nella città più degradata, trasandata, abbandonata del mondo. Questo accade da anni. Da oltre due anni a questa parte, come Mollicone sa benissimo benché non possa ammetterlo, la situazione è ancora ulteriormente peggiorata. Beh, da quale pulpito allora parliamo di regole e di norme igieniche a dei cittadini stranieri che si organizzano semplicemente per allestire un centro di preghiera? Nella città in cui gli ospedali sono circondati dai parcheggiatori abusivi, in cui un consigliere comunale ruba decine di migliaia di euro alla propria amministrazione per rimborsi a fronte di un suo stipendio del quale però non si trova traccia nella dichiarazione dei redditi, nella città in cui un intero Rione, l’Esquilino, è lasciato in totale putrefazione, in cui -unica città al mondo- l’amministrazione smantella corsie preferenziali e parcheggi a pagamento, davvero abbiamo la faccia, il coraggio e lo spregio del ridicolo per pigliarsela con la mini-moschea di San Vito?

Sui tetti (pieni di antenne, altro unicum), un tizio che compie un abuso edilizio. Di là il millesimo camion bar in arrivo davanti ad un monumento. La sosta selvaggia ovunque. Di fronte l’attacchino del centro sociale di destra che imbratta Piazza Vittorio. Di lato la decimillesima bancarella a impedire l’utilizzo del marciapiede. Liggiù il furgone che installa cartelloni abusivi. Tutta la notte i writer che fanno scempio dei muri pubblici e privati. L’Ama che è passata l’ultima volta sei giorni fa e che sei giorni fa ha solo fatto finta (letteralmente) di pulire. L’Acea che sta impiegando due settimane per far ripartire quel lampione. Il bus dell’Atac che non passerà se non tra 26 minuti. Ama, Acea e Atac imbottite di amici degli amici e trasformati in parcheggio a vita per la prole incapace e inetta della classe dirigente. Tutto questo succede e molto peggio. E in mezzo a questo fango alto trenta metri c’è chi cerca di farsi largo per andare a chiudere un garage-moschea? Ma andiamo…
Stiamo distruggendo pezzo a pezzo la nostra città. Giorno dopo giorno. Siamo noi i terroristi, siamo noi la minaccia sociale che impaurisce la gente. Pigliarsela con gli stranieri nella migliore delle ipotesi è inelegante. Nella peggiore è uno stratagemma affinché non si parli delle questioni di cui sopra.

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categoria: articoli

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Commenti (51)

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  1. federico mollicone says:

    La mia posizione sui camion bar pensavo fosse nota, ma vedo che non è così.

    Li considero la massima espressione di quell’orrendo urbano che ha degradato la bellezza di Roma negli ultimi 30 anni.

    Ho già pubblicamente proposto di spostarli dal centro storico e di metterli in posti dove ci sia un reale bisogno di un punto di ristoro, ma con prodotti verificati e selezionati, non quello schifo che vendono ora.

    In più c’è il problema di chi li gestisce. Sono tutti extracomunitari per lo più con residenza estera e difficilmente perseguibili, che hanno o gli hanno fatto applicare l’affitto d’azienda.

    Infine, il problema non è di avere un Tredicine nel mio partito. Avete avuto modo di vedere che non mi lascio intimidire da nessuno. Il problema vero è che quelle concessioni sono rilasciate dalla Regione e che occorre un nuovo piano per la loro dislocazione. Certo è singolare che i Beni culturali non abbiamo mai sollevato il rispetto delle prospettive monumentali che eviterebbe di farli stare a ridosso dei monumenti.

    Perché non fate una campagna fotografica tipo “Addio Roma” con le cartoline dell’orrendo romano? Facendo vedere come il camion bar ostruisce la vista prospettica del monumento? E poi la pubblicizzate a dovere inviandole al Sindaco, al ministro Bondi, ai Soprintendenti e così via? Nel frattempo noi lavoriamo…alla sorpresa…
    saluti federico

    ps in quanto agli attacchi di anonymous, che farebbe bene a firmarsi, lo invito a leggere la mia replica al corsera…sono l’unico ad aver replicato e ad aver difeso la mia professionalità e il diritto di usufruire di una legge dello stato…per altro sono di nuovo disoccupato e sul mercato perchè con 1580 euro di gettoni per 10 ore di lavoro al giorno, senza previdenza e pensione non si campa…quindi se qualcuno ha un lavoro da offrirmi…esclusi diffamatori e perditempo…

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