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Non sono piccole cose!

Alle volte molto, di una città, si capisce dalle piccole cose. Piccole che piccole non sono affatto. Perché sono cose che se accadessero in qualsiasi altro contesto urbani che definiamo ‘occidentale’ e ‘civile’ provocherebbero l’ira e la collera della popolazione, perché rischierebbero di far saltare poltrone, dirigenti, magari giunte. A noi, invece, sembrano nullità. Viene guardato con sospetto, circospezione e pietà quel cittadino che fa notare l’anomalia, quel cittadino che si schifa di fronte al pressappochismo che distrugge la città piano piano, lentamente lentamente, senza farsene accorgere. Ma che lascia dietro di se macerie sia reali che metaforiche e morali.
La crivellazione sistematica della città da parte dell’esercito di nulla facenti, impiccettari, pocodibuono e cazzari ripuliti che compongono, per dire, i vari uffici tecnici di quel circo barnum che si chiama Comune di Roma, ha conseguenze ad ogni nostro passo. Non riuscirete a trovare, in questa città, 50 metri di strada lineare che siano decenti. Non ci riuscirete. Non ci sono neppure le eccezioni che confermano la regola. La colpa è del Comune non tanto come autore di lavori mal realizzati (anche, anche!), quanto come responsabile dei mancati controlli, delle mancate sanzioni.
Ehggià, perché viene l’Acea -ecco la descrizione di queste foto in quel di Via Merulana-, monta un nuovo impianto di illuminazione e invece di segare con precisione il basolato del marciapiede, lo distrugge, non lo sostituisce, e rattoppa tutto con una colatina di catrame. E poi viene l’Atac, deve montare un parchimetro, e manco si preoccupa di mandare una squadra attrezzata per incidere i marciapiedi in basaltina (sono così pochi, nella capitale dei marciapiedi in asfalto…) e allora fa anche lei la stessa cosa: spacca tutto, monta il suo impianto (con un design totalmente slegato al resto della città, ovvio) e rattopa a suon di catrame…
Non sono piccole cose perché contribuiscono alla nostra abitudine al brutto, allo sciatto. Perché confermano a noi, ai nostri figli, ai turisti, agli immigrati, che qui ciascuno può fare quello che gli pare, che il pubblico suolo è area da depredare, da maltrattare, rigorosamente da non trattare come fosse casa propria. Non sono piccole cose, sono determinazioni precise, sono scelte politiche gravissime. E’ una strategia che punta a farci vivacchiare nel degrado. Perché solo essere abituati a sguazzare nel degrado dalla mattina alla sera, senza speranza, ebbene solo in questa condizione una civilizzazione, un intero popolo potrebbe accettare di essere governato con così poca qualità, da individui così inadatti a farlo e così disinteressati al bene comune. Ecco perché il degrado urbano è uno dei temi all’assoluto ordine del giorno, perché da lì si diramano mille rivoli che portano molto, molto più su…

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categoria: articoli

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Commenti (5)

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  1. Manuele Mariani says:

    ragionamento preciso e bellissime parole, totalmente d’accordo_

  2. Jesael says:

    Grande post…

  3. dionisio says:

    non so se avete visto i nuovi marciapiedi di termini.. già tutti distrutti con i pali che pendono peggio della torre di pisa.. per non parlare del “bike-shitting” (permettetemi la parafrasi nemmeno completato

  4. Marcus says:

    Come dice un mio amico parigino… “A Roma manca incredibilmente… la cultura del bello”.

  5. Sasha says:

    …cultura del bello… Parigi… scusate se mi permetto per un momento si sognare ad occhi aperti…

    Sono totalmente e fatalmente d’accordo con quanto scritto, l’assuefazione alla bruttezza è una questione morale: la bruttezza di tutto questo è immorale, e far passare sulla nostra pelle questo scempio estetico è il presupposto per farci abituare a tollerare lo scempio etico e morale degli uomini che “ci governano”.

    Dobbiamo ritrovare l’abitudine a scandalizzarcie e indignarci: verissimo.

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