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“I figli nati a Roma degli immigrati sono stranieri”

Noi lo diciamo da tempi non sospetti e su questo blog, andando a ritroso, ci sono le prove: Laura Marsilio è una ignobile poraccia. Proprio una poraccia. Una minus habens. Una che non c’arriva. Lo vedi dalla faccia. E’ contro gente come lei, che bisogna essere razzisti. Dobbiamo arrivare al punto in cui personaggi come la assessora Marsilio, debbano diventare dei “diversi”.
Perché come i nostri lettori sanno, Degrado Esquilino non è contro il razzismo. Il razzismo non è di per se una roba sbagliata (come pensa la sinistrella al caviale), il razzismo dipende contro chi si direzione. Noi siamo razzisti, ad esempio, contro i prepotenti, contro gli evasori, contro i criminali, contro i cafoni, contro gli ingnoranti, contro gli assessori imbecilli, contro i politicanti da strapazzo che si mettono a fare le pulci su cosa sono o cosa non sono i bambini. I bambini, cazzo! Non so se è chiaro il concetto…

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categoria: la nota

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Commenti (16)

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  1. Anonymous says:

    ma qual’è il razzismo, scusa ? qual’è l’errore, secondo te ? perchè il bambino nato in italia da genitori stranieri per legge e salvo casi particolari, non acquista automaticamente la cittadinanza italiana. Quindi, se italiani non sono, come li si dovrebbe definire ? dunque qual’è la colpa ? parlare un italiano corretto, come termini e come significato ? oppure pensi che sia irragionevole ritenere che una classe elementare costituita esclusivamente da bambini “stranieri” – che tali sono a tutti gli effetti, checchè ne dica sessorium e Repubblica – non sia un lucente esempio/strumento di integrazione ?

  2. Paolo says:

    Ma come fa ad essere “straniero” a Roma un bambino o una bambina nata a Roma, che ha passato i primi anni della sua vita a Roma, che studia in una scuola romana e che canta in dialetto padano?

  3. Paolo says:

    Ah… perché ha cantato in dialetto padano, è vero!

  4. IENA RIDENS says:

    Sono italiani per Ius soli (diritto di “suolo”)
    E io studio ingegneria.

    Mandate a casa a calci questa raccomandata ignorante del cazzo.

  5. Anonymous says:

    se è ignorante sicuramente non è l’unica.

    In Italia l’ acquisto automatico della cittadinanza è regolato dal principio dello “ius sanguinis”, non da quello dello “ius soli”, fatta eccezione per i figli degli apolidi (art. 1, comma 1, lettera b) della Legge 5 febbraio 1992, n. 91 ).

  6. IENA RIDENS says:

    Anonimo, come ti ho detto studio ingegneria, scommetto che se ti parlassi di instabilità aeroelastica, stallo e flutter non sapresti neanche che cazzo dirmi. Dimenticavo che in tema di diritti ce la giochiamo a spareggi con il Gabon, mentre in quanto a vivibilità e decoro siamo al pari solo delle fogne di Calcutta. Un paese talmente marcio che ha i vermi che gli escono dal culo.

    Tante scuse alla raccomandata di turno.

  7. sessorium says:

    Ma guardate che nessuno contesta che quello che dice la Marsilio sia corretto formalmente e burocraticamente. L’Italia, si sa, non è l’America: qui da noi vige lo ius sanguinis, dunque puoi pure nascere in Italia da 5 generazioni, ma cittadinanza sarà sempre un’altra cosa.
    Dunque la Marsiglio ha formalmente ragione, non è quello il punto, il punto -imperdonabile- è che una assessoressa della giunta Alemanno (ripeto: la Giuna Alemanno, quella che deve più di qualcosa alla ‘Ndrangheta di Gennaro Mockbel e di Stefano Andrini, il picchiatore naziskin al servizio della mala) si permetta anche solo lontanamente di pensare di mettere bocca su di una questione che anima pensatori, antropologi, statisti da decenni.
    Quello che ci fa davvero incazzare è che una ceffa con il Q.I. intellettivo della Marsilio si senta nelle condizioni di potersi esprimere su questioni di caratura globale, esistenziale, antroposociale.

    E’ un po’ come l’eutanasia, la fecondazione assistita, il divorzio, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’eugenetica e l’aborto. In alcuni paesi sono un diritto, in altri no. In ognuno dei casi NON VOGLIAMO SAPERE COSA NE PENSA LA MARSILIO. Si tenga per se le sue sciocchezze senza sentirsi in diritto di esternarle.

  8. Alessandro says:

    Mi dispiace Sessorium ma la Marsilio ha ragione. La legge è dalla sua parte e se avesse detto il contrario sarebbe comunque stata criticata perché aveva reso cattiva informazione delle leggi che regolamentano la cittadinanza.
    Chi nasce in Italia ha buone probabilità di diventare cittadino italiano. Ma non dev’essere un processo automatico. Così come sono d’accordo con Fini quando dice che bisogna pensare ad un meccanismo (europeo possibilmente) che revochi la cittadinanza. Vorrei ricordare che i cittadini italiani, infatti, hanno il passaporto europeo. Il che significa avere vantaggi un po’ in tutto il mondo. Non dobbiamo chiedere visti quasi da nessuna parte. Per andare negli USA è sufficiente l’ESTA, per andare in Cina non serve uno straccio di autorizzazione. A differenza di tanti altri paesi del secondo e terzo mondo che devono chiedere qualche autorizzazione burocratica in più. Questo significa che non è il caso di dare biglietti da visita europei e/o italiani con tanta superficialità e automaticità. Mettiamo caso che un domani un figlio di immigrato del sudan diventi cittadino italiano (o europeo) e faccia un attentato da qualche parte nel mondo, come potremmo giustificare al mondo che il terrorista era italiano?
    Pertanto sono contrario alla cittadinanza automatica dalla seconda generazione. Dalla terza generazione saranno quasi sicuramente cittadini italiani per ius sanguinis (si presuppone che la seconda generazione, nata in Italia, stia continuativamente per almeno 10 anni nel nostro paese se fa un figlio in Italia)

    Su tale argomento complesso è forse meglio nascondere la testa sotto la sabbia? Non credo proprio.

  9. Anonymous says:

    La Marsilio non parlava di acquisto della cittadinanza, parlava di scuola, in relazione alla nota scuola elementare con classe di soli bambini stranieri, ritenendo che questa non sia la via ottimale per perseguire il fine dell’integrazione di questi bambini nella nostra società.
    E’ irragionevole ?

  10. Paolo says:

    E’ verissimo che per i figli degli immigrati nati in Italia, stante la prevalenza dello ius sanguinis, la legge prevede che possano diventare italiani se, oltre ad essere stati registrati al’atto di nascita, abbiano anche risieduto in Italia legalmente fino al compimento della maggiore età. Dovranno poi presentare al Comune di residenza una dichiarazione affermando di voler diventare cittadini italiani prima dei 19 anni. Ma qui la questione è un’altra: stiamo discutendo della possibilità di costruire una cittadinanza interculturale che impegni tutte le persone residenti a Roma (cittadini italiani dal punto di vista legale o no) alla convivenza civile, al rispetto della legalità e delle regole della vita comunitaria, alla co-educazione e al dialogo interculturale. In questo senso abbiamo bisogno di condividere la cittadinanza con tutte le persone che risiedono e vogliono vivere a Roma. L’amministrazione senese ha ampliato questa idea di cittadinanza anche ai visitatori ed ai turisti: è nata così la “cittadinanza delle Terre di Siena” che impegna i nuovi cittadini alla sostenibilità, al rispetto dell’ambiente e degli stili di vita delle popolazioni locali.
    Ecco perché dagli amministratori è logico aspettarsi una maggior apertura, una volontà di integrazione che non si limiti a marcare le differenze, ma si orienti alla corresponsabilità e al dialogo interculturale. A mio avviso abbiamo urgente bisogno che le persone giunte a Roma da altri paesi (ed in particolare i bambini) sentano di essere cittadini romani, responsabili della bellezza, del decoro e della convivenza civile della città come qualsiasi altro cittadino romano legalmente riconosciuto.

  11. francy says:

    è un argomento complesso, molto complesso.
    una realtà più che un argomento, che ha travolto la popolazione italiana in tempi molto stretti.
    in alcune città e in alcuni quartieri più forte e sentita che in altri. all’esquilino una realtà quotidiana pressante.
    gli stranieri di cui si parla appartengono alle fasce sociali più deboli, e anche questo fa la differenza sul tema dell’appartenenza.

    all’interno delle classi, durante l’orario di scuola, la diversità può diminuire in fretta e molto ed essere piuttosto un grande valore, un enorme arricchimento per i bambini.
    al contrario, se mal gestita può creare ghetto, difficoltà di socializzazione, difficoltà di apprendimento, per tutti, italiani e non.

    all’uscita di scuola il divario c’è; è ancora molto forte. è economico oltre che culturale.
    doposcuola i nostri bambini vanno in piscina, a pianoforte, a danza, a inglese a giocare a casa degli amici.
    i bambini stranieri vanno a casa propria. a fare la spesa con le madri.
    soprattutto nella nostra scuola, la Di Donato, composta per circa la metà di bambini stranieri di variegate provenienze e per metà di bambini italiani o metà italiani, visto che molti hanno un genitore straniero, e che la metà italiana perlopiù appartiene a famiglie preparate che seguono attentamente la crescita dei propri figli.

    su chi è straniero per legge pur essendo nato qui, su chi parla italiano e chi no o su chi passa solo un anno o qualche mese nella nostra scuola, sui criteri di composizione delle classi, sulla pressione da parte degli italiani, sulle scelte dei dirigenti scolastici, su principi di equità e valorizzazione dell’apprendimento e dell’integrazione, noi genitori della di donato o della pisacane, le scuole multietniche per eccelenza della capitale, discutiamo ogni giorno.

    su essere o non essere italiano per la legge e di fatto risiedere e vivere in italia, sul frequentare e convivere con i nostri figli, sul come affrontare e gestire questo enorme, concreto cambiamento nazionale, discutiamo, ogni giorno.

    non sono italiani, ma lo saranno, almeno legalmente. è una realtà. è un processo inarrestabile, che ci piaccia o no.

    l’integrazione e l’educazione alla civiltà, al rispetto delle nostre leggi, delle nostre usanze, alla cultura italiana che cambia, cominciano nella scuola.
    e comunque io penso che il nostro bel paese abbia bisogno di un cambiamento, radicale. e forse chissà, comincerà proprio da qui.

    “cittadinanza delle Terre di Siena”….la toscana è un altro mondo

    la signora Marsilio ha responsabilità, è un carica istituzionale che deve ponderare le proprie dichirazioni ben sapendo che creeranno discussione.
    scelta voluta?

    sento la tua stessa urgenza paolo. è necessario però iniziare responsabilizzando da capo per primi i romani

    buona domenica

  12. Andrea C. says:

    Come al solito si tira in ballo il razzismo a sproposito, se si va a prendere un qualsiasi dizionario si capira’ finalmente che il razzismo e’ una teoria che contempla la superiorita’ di una razza sulle altre, si capisce da questa definizione che cio’ che ha detto la Marsilio non c’entra nulla col razzismo, certamente si e’ espressa male ma la sostanza non e’ sbagliata, essere romani (o italiani) non e’ una cosa incisa nel dna ma un sentimento d’appartenenza che ovviamente non si acquista solo nascendo a Roma, come in moltissime nazioni la cittadinanza si conquista in vari modi tra i quali non c’e’ solo la nascita, fare parte di una comunita’ significa almeno conoscere un po’ la storia di quella comunita’, ripeto la Marsilio si e’ espressa male ma non ha detto nulla di razzistico, ci sono infatti milioni di persone nate in Italia che non si sono mai sentite italiane e sto parlando dei comunisti, come si sa infatti il comunista ha sempre odiato l’idea di patria in nome dell’internazionalismo (che altro non e’ che la globalizzazione), egli non si e’ mai sentito italiano tanto e’ vero che tacciava di fascismo chiunque esponesse la bandiera italiana, al massimo sventolava la bandiera dell’Unione Sovietica come testimoniano i troppo sottovalutati film di Don Camillo e Peppone .

    E’ paradossale ora che proprio coloro che hanno sempre odiato l’idea di nazione e di patria ora vogliano appiccicare il tricolore anche addosso a chi in realta’ spesso non si sente e non vuole sentirsi italiano.

    Solo a titolo di esempio vi diro’ che conosco una famiglia di romeni, ebbene l’esponente piu’ piccolo di questa famiglia (5 anni) e’ nato in Italia ma se gli si dice che e’ italiano questo bambino si mette a piangere gridando di essere romeno (figuriamoci quanto si sentono italiani i bambini cinesi), questa e’ la realta’, una realta’ che i radical-chic non conoscono poiche’ troppo impegnati a passare le estati a Capalbio o gli inverni al circolo canottieri.

  13. Petra says:

    A parte la bavosa, schiumante, patetica incapacità dell’italiano medio basso di intervenire in un ragionamento politico senza insultare chi la pensa diversamente da lui, a parte la vieta, inopportuna, stucchevole retorica sui pargoli intoccabili, a parte l’insensata citazione dello ius soli quando, grazie al cielo, ancora esiste lo ius sanguinis, a casa mia la nazionalità, la cittadinanza, le caratteristiche anche culturali della prsona dipendono ancora dall’origine, dalla famiglia di provenienza, dalle radici. Sarebbe inoltre opportuno ricordare che “straniero” non è un insulto ma una constatazioen DI FATTO, mi spiace per gli isterici che si improvvisano commentatori politici ripetendo la lezioncina dei giornaletti bene.

  14. Petra says:

    A parte la bavosa, schiumante, patetica incapacità dell’italiano medio basso di intervenire in un ragionamento politico senza insultare chi la pensa diversamente da lui, a parte la vieta, inopportuna, stucchevole retorica sui pargoli intoccabili, a parte l’insensata citazione dello ius soli quando, grazie al cielo, ancora esiste lo ius sanguinis, a casa mia la nazionalità, la cittadinanza, le caratteristiche anche culturali della persona dipendono ancora dall’origine, dalla famiglia di provenienza, dalle radici. Sarebbe inoltre opportuno ricordare che “straniero” non è un insulto ma una constatazione DI FATTO, mi spiace per gli isterici che si improvvisano commentatori politici ripetendo la lezioncina dei giornaletti bene.

  15. vicente says:

    salve tutti
    io sono il papa di un bambino nato in italia
    cittadinanza ecuadoriana di padre e madre,
    volevo sapere una cosa,perche un citadino
    stracomunitario puo avere una citadinanza
    quasi sicuramente ben acettata solo per la
    semplice diferenza di essere un calciatore.
    secondo me,una opinione soltanto e paura che
    un domani possano diventare dei politici ed
    essere gobernati da uno straniero.
    scusate il mio italiano mal scritto.

  16. Massimiliano Tonelli says:

    Di essere governati da uno straniero ce lo auguriamo davvero tutto!!!

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