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La cultura del degrado

Cercano di indossare una maschera presentabile parlando di cultura e organizzando incontri aperti alla città, ma sotto sotto sono e rimangono sempre i paladini dell’illegalità, del degrado, della sporcizia e della mancanza di rispetto.
Innanzitutto, diciamolo, non si capisce a che titolo siano competenti a parlare di “spazi culturali all’Esquilino” gli occupanti di Via Carlo Felice del centro sociale Sans Papier. Forse perché, nella loro proverbiale presunzione, considerano ‘culturale’ ciò che si svolge nel basement del palazzo nel pieno centro di Roma che hanno rubato; forse considerano culturale avere sottratto ai legittimi proprietari uno spazio dove poter giocare a calcio balilla e vedere le partite daa magggica; forse addirittura considerano culturale vivere e vegetare a ufo in appartamenti di proprietà privata mentre, venti metri più in là, c’è chi deve svegliarsi magari alle quattro del mattino per potersi permettere di pagare l’affitto. Forse si considerano degli artisti contemporanei, impegnati in una perenne performance creativa.
Ancor più non si capisce a che titolo, a parlare di cultura all’Esquilino, prenderanno la parola i bengalesi dell’associazione Duuhmcatu, inguaribili prepotenti, o i poveri lavoratori di Rosarno o peggio ancora Andrea Alzetta, il patetico Tarzan che intona l’illegalità e il furto (di appartamenti altrui) come stile di vita e che è uno dei motivi -avendo inquinato la campagna elettorale del 2008 con le sue apologie di reato- per cui oggi ci ritroviamo la iattura di Alemanno.

E poi, a mo’ di ciliegina sulla torta, non si capisce quale idiota di cittadino dovrebbe andare a sentire (oggi, alle 18.30, ai Giardini di via Carlo Felice; a partire dalle 23 dj-set dal titolo “Buttiamola in caciara”, appunto…) una assemblea pubblica a tema culturale organizzata da gente che per promuovere l’evento stesso è arrivata a affiggere manifesti abusivi in tutto il Rione e financo sulla segnaletica stradale, oscurandola, senza preoccuparsi di mettere a repentaglio la vita di pedoni e automobilisti. Cari paladini della “cultura a modo vostro”, cari okkupanti capaci a tutto ma buoni a nulla, la cittadinanza civile, attenta, educata, lucida, preparata, colta e rispettosa vi ha smascherati: diffida di voi e vi invita, con quella dose di qualunquismo che talvolta non guasta, ad andare a la-vo-ra-re.

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categoria: articoli

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Commenti (7)

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  1. Anonymous says:

    Sottoscrivo.

    Spazi culturali = spazi per farsi le canne?

  2. Alessandro says:

    Mi sa che hai ragione anonimo. Anche i writers nostrani si definiscono artisti. Ciò la dice lunga sul concetto di cultura per molti, troppi, romani…

  3. Anonymous says:

    Unica soluzione: isola deserta, Sans Papier contro Casa Paund, cosi’ si disitegrano a vicenda per la gioia di tutti.

  4. Marco says:

    Il vero degrado non sono questi occupanti abusivi, ma l’assenza delle forze (politiche e dell’ordine), che consentano che ciò avvenga.

  5. MattSid says:

    Dovunque si concentrino gruppi di frikkettoni o di fascistelli le zone diventano un problema. Non bisogna permettergli di conquistare la città.

  6. Manuele Mariani says:

    oscurare i segnali stradali in questo modo è un comportamento criminale ! andrebbero perseguiti penalmente gli autori di queste vergognose affissioni che non vedresti in nessun altro paese del mondo ! ad ogni modo, dopo siete riusciti a rimuoverle e a ripulire i/il cartello/i ? ciao

  7. Badboy says:

    Sono stato spesso al centro sociale in questione, e non ho riscontro delle accuse che qua vengono fatte. Ho assistito a uno spettacolo teatrale preceduto da un reading, il tutto dando un contributo libero, i ragazzi all’interno sono stati molto gentili, tutt’altre persone da quelle descritte da un’articolo fatto di luoghi comuni e insinuazioni.
    Un seconda volta ho assistito a un concerto.
    Sicuramente non sarà un vicino silenzioso, ma da qua a descriverli e a insultarli come fatto nell’articolo ce ne passa. Il volantino sul cartello probabilmente lo ha attaccato la stessa persona che ha fatto la foto.

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