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Un killer all’Ama? Magari solo uno…

Il nazista messo a capo di una controllata è solo l’ultimo dei rifiuti che l’Ama non è stata in grado di trattare a dovere. L’azienda municipalizzata per l’ambiente è, diciamolo, sempre più un disastro. La città è così lercia che i propositi di renderla più pulita entro la fine dell’anno ci fanno esclamare “eh, bella forza: più sporca di così è impossibile”. Ma naturalmente la cosa più incredibile è la totale abdicazione rispetto ai propositi di raccolta differenziata. In un comunicato di ieri in cui l’azienda di Via Calderon de la Barca spiega i suoi intendimenti, di tutto si parla fuorché dei due temi che più dovrebbero stare a cuore: far partire il porta a porta (come in tutte le capitali europee, ormai il nostro mantra) e aumentare la percentuale di raccolta differenziata.
E invece no, guai a differenziare i rifiuti, guai a diminuire la quantità di monnezza che viene conferita nella discarica del potete Manlio Cerroni, singolo cittadino che ha in pugno tutto il ciclo-rumenta della città. Se le giunte di centro sinistra hanno miseramente fallito, quelle di centro destra si sono adagiate comode comode sul sofà di questo fallimento e stanno da un anno e passa schiacciando un pisolino. Disgustoso.
E allora mentre nelle altre città (da Milano a Madrid passando per Parigi) non esistono più da anni, da noi l’Ama promette l’acquisto di millemila cassonetti nuovi. Come a Katmandu, come a Bamako, come a Baku, forse le ultime città dove ancora si porta la monnezza nel secchione in mezzo alla strada.
Almeno lì, in Africa, i secchioni verranno piazzati al loro posto. Non così come (nella foto siamo sulla nostra Via Santa Croce in Gerusalemme) è abituata -avendo alzato bandiera bianca contro la sosta selvaggia- a piazzarli Ama. Molti si saranno accorti, infatti, che spesso la prima causa di caos nelle strade sono i cassonetti collocati entro la carreggiata. Una roba che farebbe uscir fuori gli occhi dalle orbite di qualsiasi saggio amministratore, di qualsiasi manager del traffico e di qualsiasi assessore alla mobilità o addetto alla sicurezza stradale. Non bastano, insomma, i cassonetti pieni di pubblicità abusiva adesiva, non bastano i cassonetti supporto indebito per le affissioni dei politici, non bastano i cassonetti marci e puzzolenti, non bastano i cassonetti sfonnati anche a causa di chi li tiene aperti con una cassetta (ripetiamo: scene che si vedono solo a Roma e al Cairo, stop!). Ora, dopo tutto questo, occorre sopportare anche i cassonetti in divieto di sosta. L’Ama, per non subire la sosta selvaggia che impedirebbe lo svuotamento notturno, gioca d’anticipo e in seconda fila ci mette direttamente i suoi ingombranti fustoni, così, appresso appresso al cassonetto, si crea -protetta e legittimata- la ordinata fila delle auto in fermata abusiva che null’altro aspettavano se non una sporgenza in carreggiata per posteggiarsi in scia e il patatrac è fatto.
La riduzione della sezione della carreggiata (nella fattispecie in fotografia da due a una corsia) è uno dei fattori di rischio principale della circolazione urbana. Uno dei motivi principali per cui a Roma, ogni anno, dobbiamo piangere sulle strade 350 morti e 20mila feriti. Purtroppo, però, sui giornali l’Ama ci finisce solo quando un killer lo assume come amministratore delegato, non quando ne distribuisce a decine agli angoli delle nostre strade. L’auspicio è che il killer assunto si dimetta immediatamente e che i killer in divieto tornino al loro posto. E che la stampa concentri le proprie attenzioni sui problemi veri di questa disgraziata città.

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categoria: articoli

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Commenti (3)

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  1. Riprendiamoci Roma says:

    Idioti, incompetenti, raccomandati del cazzo. Estirpare l'AMA da questa città, privatizzare il servizio. Hanno distrutto Roma.
    A CASA!

  2. Anonymous says:

    Nel mio quartiere (XII municipio) si preferisce posizionarli comodamente alla fermata dell'autobus in concomitanza con strisce pedonali e scivolo disabili.
    Qualche anno fa stufa di rischiare la vita ad ogni attraversamento e di perdere l'autobus perché l'autista non mi vedeva e sfrecciava diritto (sì, gli autobus qui non camminano, sfrecciano!) ho iniziato una battaglia a suon di lettere ad AMA, Vigili Urbani e Municipio.
    Dopo oltre un anno di lamentele da parte mia e silenzio da parte loro, ho scritto al difensore civico. Dopo 3 mesi il difensore mi ha risposto informandomi di aver preso in mano la questione e poco dopo… MIRACOLO, hanno riposizionato i cassonetti.
    Sì, ma solo a quella singola fermata, il resto del quartiere é da suicidio, no anzi da OMICIDIO!!!

    Mamaa

  3. Anonymous says:

    All'AMA manco sanno cosa sono le email. Gliene avrò mandate un centinaio, mi avranno risposto una decina di volte scarse e con frequenti errori di ortografia, manifesta incompetenza e dimostrazioen inequivocabile di NON CONOSCENZA della città di Roma. Ogni volta mi viene voglia di rispondere "ma vai a cagare, raccomandato del cazzo". L'AMA è la rovina di Roma.

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