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Liberazione… Ma dai vandali chi è in grado di liberarci?

Quando diciamo che Giovanni Retromanno è l’Ultimo Cittadino di questa nostra capitale, non lo diciamo per un qualche vezzo, per un qualche preconcetto, per un qualche spirito di parte. Niente di tutto questo. Lo diciamo proprio perché la sua azione di governo è -magari suo malgrado- pietosa e miserabile. Lo diciamo perché il suo stile, le sue risposte, la sua lucidità e la sua capacità di centrare il problema sarebbe indegna anche del Comune di Sezze o di quello di Rocca Cannuccia. E lo diciamo, sempre, prendendo a spunto sia il confronto internazionale (agghiacciante!), sia il confronto italiano con le altre metropoli del Belpaese (imbarazzante!).
Un esempio? Bologna! Il neosindaco appena eletto ha fissato come delibera-numero-uno un provvedimento di ridipintura e prevenzione antigraffiti. Un dispositivo chiesto a gran voce da tutto l’elettorato, in una città che è stufa del degrado e che non ne può più di perdere turisti (e dunque denaro, posti di lavoro e benessere) in nome di un permissivismo squallido e sciatto. A metà luglio la delibera sarà approvata, dopo manco un mese dalle elezioni.
Dopo oltre un anno di governo, a Roma, che d’Italia è la capitale e che ne dovrebbe essere la vetrina scintillante come ogni capitale lo è per il proprio paese, l’Ultimo Cittadino non solo non ha fatto alcunché sul problema inaudito dei graffiti, ma neppure ha mai affrontato l’argomento. La città più imbrattata d’Europa non solo non risolve i propri problemi, ma li rifiuta, non li legge, non li vede, non ne parla, li rimuove. Roba da psicanalisi. Roba che ci farà restare, nel breve volgere di qualche anno visto che tutti stanno affrontando il problema con forza, l’ultima città ad avere tutti i muri, gli arredi, i convogli pubblici, i cartelli stradali completamente scarabocchiati. Con i forum internazionali di siti di viaggio che traboccano di (ex) turisti che ci pigliano per il culo.
Non che la questione fosse stata in alcun modo affrontata dalle amministrazione precedenti, ma se ad un cambio epocale -come il passaggio del governo della città a degli ex fascistelli- non corrisponde un cambio diametrale di stile di governo, allora che si è cambiato a fare? Ecco perché, anche nella più tutelata e sorvegliata stazione della metropolitana -quella di Manzoni- continueremo a vedere scarabocchi come questo qui sopra. E quella indicazione “Museo della Liberazione” suona come una nemesi ripugnante. Di un paese che un tempo era capace di scrollarsi di dosso la vergogna nazifascista e l’orrore stalinista e che oggi non riesce neppure a liberarsi dei vandaletti e dei teppistelli.
La Liberazione, questo sì, ce la meriteremo da una classe politica fuori posto e inefficace. Che come l’orchestra sul Titanic canta la tarantella delle nomine da basso impero (dall’Acea in giù) in una città che cola a picco senza eguali al mondo.
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categoria: articoli

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Commenti (2)

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  1. kenpachi1 says:

    Non solo dentro, ma anche il display luminoso all'esterno, ormai illegibile.

  2. Riprendiamoci Roma says:

    Sarebbe buona norma cominciare a portarsi dietro, oltre al taglierino per le affissioni abusive, anche guanti di plastica, spugna abrasiva e alcool per rimuovere le tag a pennarello (facilmente riconoscibili) da metallo. Per il plexiglass e la plastica i risultati sono meno buoni, ma si può ugualmente tentare. Esistono comunque prodotti molto economici che rimuovono le scritte anche da quei supporti.

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