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Le best practices di Via San Quintino

Si chiamano ‘best practices’ quei modelli organizzativi che funzionano da una parte e che dovrebbero essere prese a modello e applicate diffusamente. Quella di via San Quintino potrebbe essere decisamente una best practice contro la piaga del graffitismo che fa di Roma la città più vergognosamente e inpunitamente scarabocchiata al mondo. Chi realizza queste scritte: degli imbecilli patentati che per noia imbrattano l’altrui proprietà; come si combattono questi stupidi: in tre modi. Con delle pene esemplari (ma ci sono molti politici che li difendono e dunque leggi punitive non passano), con la videosorveglianza e con la immediata ripulitura delle superfici insozzate. Così si toglie loro la soddisfazione e si annulla l’effetto ‘vetri rotti’ (“qui è tutto sporco quindi posso sporcare anche io”). E’ questo terzo modo adottato da alcuni condomini di Via San Quintino, non lontano dalla metro Manzoni, che, sorprendentemente, unici nel Rione e unici in Roma, si presentano sempre lindi e pinti. In una città che è un unico enorme graffito ad opera di cavernicoli contemporanei, questi palazzi sono un momento di respiro ed una best practice, appunto, da replicare dovunque. Chi deve gestire il problema (già, chi?) vada a parlare con i portieri di questi condomini e si faccia spiegare loro come fanno…

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categoria: articoli

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Commenti (7)

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  1. Anonymous says:

    é uno scempio vero e proprio, infatti dovrebbero oltre che multare salato il trasgressore (sempre se viene preso) costringere il condominio o il negoziante nel caso di serranda imbrattata a ripulire immediatamente oppure multa, forse si arriverebbe a qualcosa!!!!!????
    forse…
    comunque non si vede luce, non vediamo cambiamenti concreti, non ci sono aperture di botteghe utili, solo un’ammasso di stracci, e collaline varie e per di più porta a porta.
    scusate se mi permetto ma via alfredo cappellini?? dimenticavo, a via filippo turati 149 c’era un neg. di sole scarpe ora c’è abbigliamento! insomma dove li fanno questi controlli?? questi fanno come gli pare.

  2. Anonymous says:

    i possibili rimedi contro graffiti e tags li hai elencati tu, sessorium.
    Il problema è trovare l’interesse dei politici.
    Sembra incredibile ma è così.
    Come noi ben sappiamo il fenomeno delle scritte sui muri – come dici tu unico tra le città occidentali per la sua gravità – non è mai stato combattuto dalle istituzioni.
    In generale alla maggioranza dei romani come degli italiani, le scritte sopra ogni muro sembrano la normalità.
    E infatti quando gliene parli come un “problema” ti guardano tra il rassegnato e l’indifferente e poi cambiano discorso.
    Mica come i turisti che se ne accorgono e una volta tornati a casa ne parlano sui blog.
    La vera sfida è far diventare senso comune l’idea che i muri dei palazzi sono lo specchio della pulizia e della bellezza di Roma.
    Io speravo in questo governo per una campagna informativa e nuove leggi contro chi scrive sui muri ma, ahimè, fino adesso solo parole.
    - Les

  3. Anonymous says:

    Però hanno ripulito (a metà) la facciata di Casa Pound…

  4. immaginando says:

    Una volta lessi su internet il parere di uno psicologo.Sosteneva che laddove le scritte sui muri vengono ricoperte nel giro di 48ore è difficile che nell’immediato ricompaiano.Il muro appena ripulito da vecchie scritte o tags è una sorta di deterrente.Laddove,invece,ciò non accade…i graffitari e affini impazzano.

  5. Anonymous says:

    una bella coltellata nel fianco così da farlo morire e con il sangue scrivere sul muro “avevo finito la bomboletta!!!”

  6. FN says:

    Certamente quella indicata di via san Quintino è una esperienza. Chi lo dice è uno degli interpreti di questa pratica. Certo sarebbe facile inveire contro gli artefici dei misfatti, senza peraltro addivenire ad alcun risultato. Più giusto, sicuramente più esemplare sarebbe che le forze dell’ordine fossero in condizione di impartire delle pene esemplari a coloro i quali si macchiano di questi reati, perché di reati si tratta. Non solo ma le pene dovrebbero essere esemplari e tali da coinvolgere anche i familiari. Che siano le famiglie ad educare i figli al rispetto dell’altrui proprietà. Chiaramente questo è un sogno, che spesso faccio ad occhi aperti quando immagino di vivere in una società diversa. Però quando riapro gli occhi mi dico che è giusto che i graffitari non vengano puniti, perché se così fosse, si provi ad immaginare quanti dovrebbero subire pene ben più severe per ben altri reati. E allora se da un lato si deve subire e dall’altro si deve sopportare è giusto pensare che queste esperienze siano di esempio, perché chi le attua da un segnale di civiltà, rispettando chi danneggia; da un segnale di civiltà rispettando se stessi per continuare a vivere in un ambiente decoroso; da un segnale di civiltà rispettando i vicini, che beneficiano del decoro. Sarebbe bello che questi graffitari potessero provare lo stesso disagio provato dalle loro vittime, allorché dopo aver speso montagne di quattrini, si trovassero di fronte ad un muro imbrattato. Quella sarebbe una bella rivincita per la quale non ci possono aiutare le orze dell’ordine, ne altri. Speriamo allora che ci pensi il buon Dio.

  7. So not really on the same topic as your post, but I found this today and I just can’t resist sharing. Mrs. Agathe’s dishwasher quit working so she called a repairman. Since she had to go to work the next day, she told him, “I’ll leave the key under the mat. Fix the dishwasher, leave the bill on the counter, and I’ll mail you the check. Oh, and by the way…don’t worry about my Doberman. He won’t bother you. But, whatever you do, do NOT under ANY circumstances talk to my parrot!” When the repairman arrived at Mrs. Agathe’s apartment the next day, he discovered the biggest and meanest looking Doberman he had ever seen. But just as she had said, the dog simply laid there on the carpet, watching the repairman go about his business. However, the whole time the parrot drove him nuts with his incessant cursing, yelling and name-calling. Finally the repairman couldn’t contain himself any longer and yelled, “Shut up, you stupid ugly bird!” To which the parrot replied, “Get him, Spike!”

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