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Fiat mappa


Visualizzazione ingrandita della mappa
Non è un nuovo modello di utilitaria. E’ che finalmente la redazione di DE ha partorito non senza difficoltà la mappa-proposta del bike sharing nel Rione. 21 stazioni, come avevamo richiesto. Niente di esagerato, niente di pretenzioso. Solo un servizio comodo e assennato che, semplicemente, permetta di lasciare a casa i motori a scoppio per la maggiorparte degli spostamenti rionali o interionali: andare a scuola, ad un appuntamento, se non si lavora lontani anche in ufficio, dal dottore, a fare piccole spese, a bere un the dall’amica, a mangiare la pizza dall’altra parte del Rione. Tutte queste cose in città come Lione, Vienna, Parigi, Barcellona, non si fanno che in bici. Con l’aggiunta che le bici sono condivise e che, dunque, stimolano il rispetto verso il bene pubblico (l’utente cerca di lasciare la bicicletta come la vorrebbe trovare) oltre che sollecitare, e vi pare poco, la tonificazione dei muscoletti.
E dunque eccola, la nostra proposta. Suscettibile -prima di essere stampata e recapitata a Municipio, Assessorato all’Ambiente, Sindaco e compagnia cantante- delle ultime modifiche. Cliccando sulle varie stazioni troverete il nome della stazione stessa e il numero di posti-bici assegnatagli, unitamente ai punti di interesse tutt’intorno. A voi le rifiniture finali.

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categoria: articoli

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Commenti (9)

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  1. alfb says:

    Sai come la vedo: troppe stazioni secondo me. Eliminerei Emanuele Filiberto, e accorperei le due Vittorio Emanuele in un’unica, per il principio che una con tante bici costa molto meno che due con la metà delle bici.

    Per il resto non so, probabilmente eliminerei anche Bixio, ma non conosco abbastanza bene il quartiere per sbilanciarmi ulteriormente.

    Un fattore ineliminabile è quello delle salite: il quartiere non è in piano, e ci sarà un inevitabile spostamento complessivo delle bici da monte a valle (problema che per esempio in Prati-Delle Vittorie è assente).

    A quel punto bisognerà escogitare un qualche meccanismo di riequilibrio, o con un camioncino che la notte le riporta (forse costa troppo), o tramite dei bonus agli utenti, per esempio una piccola ricarica sulla scheda se da una stazione a valle vai a una a monte

  2. sessorium says:

    Il servizio di gestione dei flussi è uno dei cardini del funzionamento del bike sharing. Specie per gestire le stazioni in altitudine. Per cui è normale che ci sia ed è, per così dire, compreso nel prezzo. In realtà non abbiamo eccessivi dislivelli da queste parti. L’esquilino è un colle, ma non molto ripido. Per andare in centro, poi, invece di tagliare per Santa Maria Maggiore \ Via Nazionale, abbiamo la chance di passare per Viale Manzoni \ Via Labicana \ Fori Imperiali. Un percorso piuttosto in piano.

  3. Anonymous says:

    Si forse troppe stazioni. Cosa che a me piace moltissimo ma temo non venga accettata dal Comune. Così ci sarebbero più stazioni all’Esquilino che nel resto del centro. Sono d’accordo con accorpamenti previsti da alfb.

  4. sessorium says:

    Non è che sono tante o poche, sono standard. Per funzionare il bike sharing deve avere, grossomodo, una stazione ogni 300 metri. Altrimenti diventa un giocatto e non un servizio di TPL. E invece un servizio di TPL deve essere.

  5. Anonymous says:

    Ah tone’, che è tpl?

  6. alfb says:

    Non so, riflessioni sparsissime, da riordinare in prossimi momenti:

    - l’Esquilino è senza dubbio un quartiere centrale, un piano di TPL non può non considerare la città nel suo complessivo scambio periferia –> centro –> periferia

    - il “piano Esquilino” dovrebbe prevedere come obiettivo minimo immediato di intercettare qualcuno che scende a Termini, e fargli prendere la bici

    - quelli di Termini sono poca cosa rispetto al numero di auto in più (perché è alla fine quello il problema), e comunque è già gente che prende l’autobus

    - può fungere da servizio di TPL iper-locale, ma il vero colpo è non far prendere la macchina, qui però c’è un problema mentale, chi ora non prende la metro, non prenderà domani metro + bici

    - il bike-sharing forse non può essere TPL in città grandi come Roma, perlomeno non su medio-lungo raggio

    - il bike-sharing “evoluto” dovrebbe farti prendere la bici dalla Laurentina, o in un grande parcheggio di scambio, e in bici arrivare a destinazione

    - a Roma ci sono troppe salite che falsano la visione, già complessa, di bike-sharing in senso globale

    - ogni quartiere è un piccolo microcosmo, più o meno conviene ragionare così per il momento, salvo ovviamente considerare il quartiere confinante

    - Roma non si presta per fare lunghi tratti in bici, dove non ci sono corsie ciclabili la gente ha (legittimamente) una paura matta a pedalare

    - a Prati, o all’Esquilino, il rischio è che fallisca perché il “benessere pedalare” è ampiamente assorbito dal “malessere smog”

    - un bike-sharing complesso è una cosa che si fa, probabilmente, in decenni, ma intanto è bene cominciare

    - il bike-sharing a livello di benessere individuale può fare molto, e anche, ma un pochino di meno, in termini di civilizzazione indiretta, ma non ci facciamo troppe illusioni sulla sua capacità di risolvere direttamente i problemi di viabilità, attualmente secondo me stimabile intorno all’1%

    - siamo pochi, non ci dimentichiamo che là fuori c’è tutto un mondo di gente che parcheggia i motorini tra gli stalli delle biciclette, e che non visiterà mai questo sito, o il mio, cercando su Internet soluzioni per la viabilità

    - per ora è necessariamente un po’ un giocattolino, ma un giocattolino bello

    - i motorini tra gli stalli delle biciclette valgono più di mille parole

  7. sessorium says:

    bike sharing sicuiramente educa la gente che lo usa ad essere piu civile: se si deve condividere una cosa o si è piu civili o non ci si prova neppure.
    Concordo sull’1% di effetti sul traffico. Ma aspiro ad un 10% di effetti sulla civiltà delle persone. A Bcn e Paris il 10% della popolazione adulta ha la tessera del bike sharing, questo significa centinaia di migliaia di persone disposte ad utilizzare un apparecchio che prima hanno utilizzato altri. Ed a lasciarlo dopo di se ad altri. E’ la rivoluzione.

    Quando parlo di TPL non parlo di TPL urbano, ma parlo di TPL rionale o interrionale. Cioe’ se abito, poverino, a Piazza di Spagna e devo andare a fare compere a Cola di Rienzo il mio primo mezzo deve essere il bike sharing. Anche se c’è la metro, e anche se ora prendevo la macchina o lo scooter.

    Ci vorrebbe marketing, dovrebbe diventare trendy. Dei bike sharing di Parigi e Bcn scrivono tutte le riviste di moda perché sono fighi. Speriamo bene…

  8. 9 Gennaio 1900 says:

    Una grossa spinta sarebbe l’istituzione di aree pedonali o l’ampliamento della ztl… il che contribuirebbe non solo a migliorare la situazione della viabilità…

  9. alfb says:

    @sessorium

    In linea con te, anche sul discorso del marketing.

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