Subscribe via RSS Feed

Come salvare il Rione? Ecco il modello

Bhe, vi sembrerà roba da poco. Ma concentratevi. Guardate che autentica meraviglia. La meraviglia della normalità. Un marciapiede curato e nuovo, cestini per le immondizie in ghisa, alberi secolari, fontanelle per l’acqua. Basta poco, basta veramente poco per far diventare una strada semi-degradata come era Via Merulana, un boulevard che sarebbe un sogno pure a Parigi. Dove, come si vede, il commercio italiano di qualità (qui la golosissima gastronomia Cecchini) investe, apre nuovi spazi, punta sull’eccellenza rendendo vana l’offensiva con gli occhi a mandorla che invece punta tutto su articoli dozzinali.
Il modello dunque per rilanciare tutto (tutto!) l’Esquilino è qui, a portata di mano. E’ Via Merulana. E’ già stato fatto. Basta copiarlo. Su, su…
Share

si parla di: , ,

categoria: articoli

Segnala questo articolo via e-mail

Commenti (13)

Trackback URL | Feed RSS dei commenti

  1. Anonymous says:

    Basta copiarlo? Non è così semplice…
    Ciao a tutti, il mio primo commento…. per dirvi che sono residente nel Rione ed è da 3 anni che vorrei investire proprio nel Rione in una attività commerciale di qualità… Il settore? Abbigliamento/calzature di pregio…ciò che ormai è diventato impossibile acquistare in zona! Col risultato che andiamo a fare acquisti altrove togliendo così ancora più risorse e prestigio all’Esquilino! E con il risultato che chi possiede già una licenza commerciale per cederla chiede delle somme a titolo di avviamento commerciale (!?) a dir poco disoneste! Forse lo sapete già tutti, ma lo ricordo: in un ottica sicuramente corretta di voler limitare il commercio “non comunitario”, vengono presi dall’amministrazione comunale dei provvedimenti con il paraocchi. Vi cito la Delibera del Consiglio Comunale 18/2007:
    “…nel Rione Esquilino ed aree adiacenti è inibita l’apertura di nuove attività nei seguenti settori:
    - produzione e/o vendita di ogni genere di abbigliamento e accessori;
    -produzione e/o vendita di ogni tipo di calzature (anche sportive) e pelletteria;…”. La presente Delibera estende per ulteriori 2 anni un divieto già in essere dal 2005. Mi ripeto: sono corretti certi provvedimenti ma non se applicati con totale cecità… perché impedire l’apertura di nuovi esercizi in questi settori a prescindere dalla natura, qualità e provenienza delle merce in vendita? Considerate anche che esistono altre Delibere che valgono più in generale per il centro storico a tutela delle attività artigianali e dei negozi storici e che nel nostro Rione danno come risultato un infinità di serranda abbassate ed abbandonate. Poi ditemi anche voi cosa ne pensate, mi piacerebbe conoscere il vostro parere…
    Saluti e complimenti per blog!
    ps: avete visto quante insegne in doppia lingua sono state installate???

  2. sessorium says:

    Accipicchia. Quella che ci propone il lettore è una questione non da poco conto. Riassumiamo: ben venga il comune che delibera l’impossibilità di aprire nuovi negozi di abbigliamento e calzature in un quartiere dove l’invasione cinese stava per rendere questi negozi l’unica forma di commercio disponibile. Però se un italiano, puntando alla qualità e non alla merce imbevuta di formalina e fabbricata da schiavi, vuole aprire un negozio di abbigliamento o calzature di qualità? Non può prendere la licenza, deve dunque comprarla. Ma in un mercato dove a parità di offerta (le licenze non possono aumentare), c’è domanda ecco che i prezzi salgono alle stelle. E un investitore impossibilitato dall’andare avanti.

    Ebbene anonimo lettore, ci invii -anche via e-mail- i suoi estremi e grazie ai nostri contatti sottoporremo il suo caso innanzitutto al consigliere del I Municipio Augusto Caratelli, fiero sostenitore della delibera che argina il commercio all’Esquilino. E poi, se sarà necessario, al presidente Lobefaro, sempre attento alle nostre istanze.
    Magari qualcosa si potrà fare.

  3. Anonymous says:

    Hai riassunto e compreso perfettamente la questione.. a questo punto, se vi interessa l’argomento, aggiungo che nella Delibera 187/2003 che riguardava l’intero Centro Storico, tra le attività tutelate veniva addirittura contemplata “l’alta moda e pret a porter di qualità”, attività successivamente soppressa dall’elenco nelle Delibere successive riguardanti lo stesso argomento. Forse questa era una definizione che si prestava ad interpretazioni non oggettive ma, fissando dei criteri obiettivi di classificazione delle merci, si sarebbe potuta individuare una formula che tutelasse un certo tipo di commercio e parimenti non risultasse discriminante nei confronti dei commercianti che trattano altro genere di prodotti.
    Vi lascio immaginare la mia frustrazione da aspirante imprenditore nel veder nascere mostri come la sala giochi in Piazza Vittorio dove c’era un negozio/sartoria storica di abiti da cerimonia, attività artigianale operante a Roma da più 100 anni e per questo doppiamente da tutelare! (lasciamo stare la circostanza che le attività con superficie maggiore di 250mq sono soggette ad autorizzazione da parte del Comune al contrario dei negozi di vicinato per i quali è sufficiente la dichiarazione di inzio attività…). O nel veder nascere l’ennesimo negozio di cianfrusaglie nello stile “one cent”, “millelire”, etc… di cui il Rione è saturo… La frustrazione rasenta l’assurdo nel constatare giornalmente che neanche un provvedimento di semplice attuazione come quelle dell’obbligo dell’insegna in doppia lingua riesce a trovare applicazione (il termine ultimo per l’attuazione era il 15 agosto scorso…).
    Quale è l’indirizzo e-mail al quale posso inoltrare i miei riferimenti?
    Saluti

  4. sessorium says:

    Caro Lettore,

    comprendiamo la sua frustrazione che è anche la nostra e quella di tutti i cittadini del Rione che con delibere tipo questa si vedono preclusa anche la speranza di cambiamento e di miglioramento della sciatta e oscena offerta commerciale del Rione stesso. Tuttavia comprendiamo anche il Comune: come fare a compilare una delibera in cui -sostanzialmente, perché è questo che vogliamo- si dica “qui non possono più aprire i cinesi con i loro vestiti in acrilico, ma possono aprire però italiani che vendano del buon made in italy”. A livello legislativo e legale sarebbe una discriminazione difficile da superare.

    Ad ogni modo nostra fermissima volontà è presentare la problematica al Municipio e, tramite quest’ultimo, possibilmente, all’assessorato al Commercio di Comune e Regione. Ne vale la pena.

    Sulla colonna di destra trova l’indirizzo di questo blog: degradoesquilino@gmail.com. Ci invii tutto, anche il progetto di negozio che aveva concepito. Il suo fashion store comprendeva un bar? Che si potesse transitare tramite la licenza di ristorazione aggiungendo poi quella di vendita di oggeti di design, ad esempio?

    Saluti.

  5. degradoroma says:

    Fatevi sentire! In bocca al lupo ;)

  6. Anonymous says:

    lo credo che non riesce ad aprire! passando per via alfredo cappellini un ex locale del comune è stato affittato ad un’altro cinese… l’ennesimo. credo sia veramente impossibile ritornare all’origine o perlomeno avvicinarsi a quello che era una volta il rione.

  7. manuele mariani says:

    .. e niente scritte sui muri !! .. “miracolo”!

  8. Anonymous says:

    E’ vero anche io qeusta mattina ho notato le transenne e ci sono già le serrande nuove.. non sarà un’altro negozio?? ma non era stato detto che non potevano aprire fino al 2009.. con il permesso del comune esqposto che scandalo!!!!!!!

  9. sessorium says:

    Presto avremo foto del nuovo locale su Degrado Esquilino, in effetti è tutto nuovo…

  10. Anonymous says:

    Questa mattine serrande alzate lavori in corso… la domanda nasce spontanea???!!! ma il comune ci prende per dementi? oppure questi signori cinesi chiedono un permesso per una cosa e poi ne fanno un’altra?? come si può fare per sapere??

  11. Anonymous says:

    Nel caso a chi si deve denunciare il fatto? se il comune ha dato il permesso vuol dire che è tutto in regola? possiamo far venire i vigili adesso?

  12. sessorium says:

    Informiamoci, indaghiamo, chiediamo, domandiamo, fotografiamo. E poi prepariamo un post su Degrado Esquilino.

  13. Anonymous says:

    le domande erano altre comunque non importa complimenti per il blog. faremo noi.

Inserisci un commento



(facoltativo)