venerdì 10 luglio 2009

Evviva le ronde





E' stata questa la settimana durante la quale mezza Roma -l'Ultimo Cittadino, sempre più Veltromanno, in testa- hanno schernito la possibilità che in città arrivino le ronde in ottemperanza al cosiddetto pacchetto sicurezza che nel frattempo è diventato legge.

Dunque, date un'occhiata alle fotografie. Siamo sotto gli archi dell'Acquedotto di Via Statilia. Qualche giorno fa un individuo decide di fare di un arco romano la sua dimora. Trasporta li tutto quello che ha, alza la rete per passare (la zona è pericolante e transennata), rincasa tutte le sere offrendo a tutti gli abitanti della zona che solo volessero affacciarsi (o fare affacciare i propri figli) alla finestra, uno scenario da favela sudamericana. I cittadini hanno chiamato la polizia, i carabinieri, la municipale. Anche solo per venire a fare un controllo sull'identità di questa persona. Ogni telefonata, come tutti coloro che hanno l'abitudine di chiamare le forze dell'ordine quando vedono qualcosa che non va, si è risolta nel classico gioco dello scaricabarile. I Carabinieri dicono che è roba che spetta alla Municipale, la Municipale manco ti fa finire di parlare e ti gira la chiamata ai Carabinieri. Il risultato è che nessuno arriva.
Un pomeriggio di qualche giorno fa un gruppo di cittadini è entrato nella zona trasnennata e, guanti alla mano, ha smantellato la considerevole discarica abusiva di immondizia, indumenti lerci, scarpe, cartoni che costituivano il giaciglio. L'area è stata bonificata nel giro di una mezzoretta. Dai cittadini senza il minimo interesse delle forze dell'ordine (figurarsi dell'Ama).

Ditemi voi dunque, in un contesto in cui neppure è possibile parlare al telefono con le forze dell'ordine, come si fa a schernire l'istituto delle ronde? Missini? Nazisti? Stalinisti? Pazienza! Il sindaco le ha definite 'inaccettabili', 'vergognose', 'indecorose'. Ah si? E carabinieri, polizia e soprattutto municipale che se ne fottono delle richieste dei cittadini invece come le possiamo definire? Quali aggettivi troviamo?
Piuttosto che doverci fare giustizia (e pulizia) da soli, bhe, viva le ronde.

giovedì 9 luglio 2009

Esquilino RE. Il lusso sfrenato a Via Cavour. E in cambio...?

I Fori a vista, il Colosseo subito lì a sinistra, quell'atmosferetta bohémienne della Suburra sotto casa e la Stazione Termini raggiungibile a piedi o con la metropolitana che sbuca praticamente nel cortile del complesso. Ecco qualche plus (prego, non pronunziate plàs!) del development immobiliare battezzato Cavour220, si tratta di quella fortezza (in effetti un tempo qui c'erano i servizi segreti) di ben sei edifici che stanno tra Via Cavour e Via Lanza e di cui oggi alle 11.30 viene presentato alla città il progetto.

Vediamo in anteprima di cosa si parlerà: sei, dunque, gli edifici tutti risalenti a fine ottocento (come tutto il nostro Rione, peraltro). 62 gli appartamenti per un totale di 10.200mq residenziali. Ricavati anche (alleluja) alcuni posti auto tuttavia (dovrebbe esser vietato per legge) non sufficienti per tutti gli appartamenti: solo 36! 400mq di giardini condominiali e 400 di giardini privati. 500 i metri quadrati della SPA interna (gasp!), 300 quelli della tea-room (gulp!) e 1100mq di spazi commerciali su strada (e speriamo in bei negozi, per ora ha aperto uno yogacenter). Insomma, lo avete capito: lusso sfrenato. Le parti comuni saranno tutte curate dal brand Armani\Casa che, su richiesta, potrà arredare anche gli appartamenti (previsti in consegna a partire dalla metà del 2010). Punto di forza del progetto -come di altri progetti dello stesso developer che è l'inglese Doughty Hanson attraverso la sua brench italiana Europa Risorse che ha realizzato, chessò, il business park Mac567 a Milano- punto di forza, dicevamo, sarà il servizio h24 di personal concierge: volete un introvabile biglietto di teatro? Un ticket aereo? La possibilità di vedere la finale di Champions League all'ultimo momento? Avete bisogno di una babysitter? Ci pensano quelli di Quintessentially, i maggiordomi di lusso (e qui si confina con la burinata) gestiti in Italia da Daniela Santanché e Flavio Briatore.
Bene, ci fa tutto sommato piacere questa gentryfication di via Cavour, non ci dispiace che ricconi e, probabilmente, stranieri vengano a popolare uno spicchio di Rione, ma ci domandiamo: a fronte del cambio di destinazione d'uso e degli enormi guadagni che lucreranno, cosa hanno dato in cambio i developer del progetto? Quali sono gli oneri concessori e le opere a scomputo che questa mega-speculazione edilizia riverserà sul territorio circostante? Quanti soldini hanno elargito gli immobiliaristi per poter trasformare degli uffici in un complesso residenziale? Chi sa, compresi i politici locali che ci seguono, per cortesia ci risponda...

Per i milionari che vogliono comperare, da domani 10 luglio, occorre rivolgersi a: http://www.john-taylor.com/, i primi che vengono a sapere i prezzi-al-metro-quadro ci facciano sapere. Solo per curiosità, of course...

www.cavour220.com

mercoledì 8 luglio 2009

Omofobi o burinofobi? Penne o piume? Lettera all'on. Mollicone presidente della Commissione Cultura


Ve lo ricordate Storace che quando gli chiesero di dire "qualcosa di destra" rispose: "Ah frociii!!!". Ed era pure Governatore della Regione. A noialtri, che consideriamo la destra e la sinistra retaggi dell'ottocento e badiamo molto più al sodo, potete immaginare quanto ci dia uggia essere categorizzati in siffatta maniera. Ecco perché non ci piace punto quando il consigliere comunale Federico Mollicone, capo della Commissione Cultura in Campidoglio, ci bolla come sinistrorsi. Noi che sinistri non siamo mai stati manco a sedicianni. E noi che, perchénno, stiamo in realtà più a destra della destra che governa la città e che non ha la capacità, l'autorevolezza, il piglio e il polso di fare la destra per davvero.
Dalla destra cosa ci si aspetta? Durezza, rigidezza, pugno di ferro, determinazione, risolutezza, velocità, effizienza, rispetto delle regole sopra ogni altra cosa. Niente di tutto questo a Roma: la destra sociale della corrente dell'Ultimo Cittadino ha subito trasformato un Alemanno (fiero cognome da barbaro ostrogoto con tanto di alabarda in pugno) in uno sbiadito Veltromanno: i centri sociali sono rimasti al loro posto, i concerti dei sindacati non si toccano e le regole -magicamente in un solo anno- si è invitato tutti quanti a non rispettarle, a partire dalla scomparsa dell'istituto della contravvenzione. Insomma, in puro stile Veltroni, le solite preferenze per froci, negri, comunisti e ebrei.

Caro Mollicone, vogliamo fare -insieme- qualche cosa di destra? Vogliamo impedire ai frequentatori di Gay Street di ridurre un marciapiede davanti al Colosseo (davanti al Colosseo, signor presidente della Commissione Cultura!) nelle condizioni in cui lo vedi in questo video? Questo è uno scenario ripreso lo scorso lunedì, ti lascio immaginare al giovedì, al venerdì o al sabato... Andiamo per ordine: il marciapiede è completamente inutilizzabile; le decine e decine di romani e turisti che transitano per questo tratto di Via Labicana magari dopo una passeggiata notturna ai Fori o al Colosseo sono costetti a transitare con enorme pericolo sulla carreggiata, mentre dall'altra parte del Ludus Magnus l'orda di culattoni se la spassa nel suo ghetto forzosamente pedonalizzato; il marciapiede di Via Labicana subisce un'usura immotivata e pesantissima; le auto in transito su via Labicana devono fare la gimkana tra pedoni privati del marciapiede e culi (culi !) di automobili in sosta selvaggia. Il tutto accade con un parcheggio semplicemente sconfinato a due minuti e mezzo a piedi dalla frociolandia: il parking davanti all'ospedale militare. Insomma, stiamo parlando del percorso da Piazza del Celio a Via San Giovanni in Laterano: checche che non possono muovere il culo parcheggiando un po' più lontano che checche sono? La figura barbina con le migliaia di turisti che passano qui ogni giorno non è calcolabile. Il presidente della Commissione Cultura sa quanto costa una notte all'Hotel Gladiatori che si trova precisamente in mezzo alla masnada di suv e mini della casta gay? Si va da un minimo di 260 ad un massimo di 2200€ a notte. E tutto per tornare in albergo la sera senza potere neppure usare il marciapiede. Cosa ne pensa Cutrufo, assessore al Turismo? Qualcuno gli spieghi i veri motivi per cui i turisti vengono a Roma una volta nella vita e poi non ci mettono più piede.

Non è omofobia, è odio verso i prepotenti. Il fatto che si tratti di frociaglia starnazzante peggiora però la situazione. Poiché lorsignori passano buona parte del loro tempo a blaterare di diritti civili, e poi deprivano la cittadinanza del primo e più importante diritto: quello alla mobilità; addirittura arrivando a sequestrare un intero tratto di marciapiede in una strada importantissima della città.

Ci rivolgiamo a te, Federico, non solo perché sei un consigliere comunale che ci legge (male, ma insomma...); non solo perché ricopri un ruolo cruciale negli incarichi culturali in città; non solo perché ci tenevamo un tot a dimostrarti che de sinistra ce sarai te, ma soprattutto perché sei di Colle Oppio e vorrei capire se voialtri di Colle Oppio ci godete particolarmente a vedere i vostri marciapiedi utilizzati così.
Cosa fare? Porre il problema (mozione, ordine del giorno, sai tu...); segnalare a chi di dovere che non è opportuno aspettare che ci scappi il morto proprio sotto al Colosseo; sentire Ghera (l'assessore ai lavori pubblici; e se proprio serve pure Marchi, l'assessore alla immobilità) e chiedergli di provvedere immediatamente con dei paletti dissuasori; in caso di diniego sentire De Lillo (assessore all'ambiente) e chiedere se il servizio giardini può posizionare alcuni vasi di quelli che così ben funzionano per impedire la sosta selvaggia in altre parti della città (tipo sotto Palazzo Grazioli, toh!); eventualmente sentire la Sovrintendenza che, se rompe come romperà i coglioni, va invitata a guardare il video qui sopra con allegata la domanda: preferite questo schifo o due bei paletti di ferro battuto? (domanda che potresti replicare per Via di Ripetta, Via di Fontanella Borghese e via così...).

Se qualcuno osa dirti che stai facendo cose contro i froci, tu trasecoli e gli rispondi che è una semplice azione contro una vergognosa pratica di sosta selvaggia sotto al monumento più famoso del mondo. E se davvero i protagonisti della sosta selvaggio so froci allora cazzi loro (ecco appunto!) e imparassero il codice della strada. Ove, checché ne pensino lorsignori (checché con l'accento!), non ci sta scritto che gli omosessuali sono esentati dal rispettare le regole della civile convivenza poiché creature superiori alle altre. E poi se insistono, Mollicone, tu gli rispondi che hai operato su pressione dei comitati e delle associazioni del territorio.
Allora la facciamo sta cosa? Puntiamo entro la fine del 2009 ad avere i paletti? Se la cosa non ti appassiona, faccelo sapere che la proponiamo a qualcun altro. Nel frattempo per andare dal Colosseo a San Clemente, ogni sera si rischiano le penne. Mentre loro se la spassano con le solite piume...

*ogni riferimento che possa risultare offensivo contro la frociocommunity romana è in effetti da considerarsi offensivo. Ma solo verso quella parte della frociocommunity che parcheggia sui marciapiedi. E contro i loro complici !!

martedì 7 luglio 2009

Liberazione... Ma dai vandali chi è in grado di liberarci?

Quando diciamo che Giovanni Retromanno è l'Ultimo Cittadino di questa nostra capitale, non lo diciamo per un qualche vezzo, per un qualche preconcetto, per un qualche spirito di parte. Niente di tutto questo. Lo diciamo proprio perché la sua azione di governo è -magari suo malgrado- pietosa e miserabile. Lo diciamo perché il suo stile, le sue risposte, la sua lucidità e la sua capacità di centrare il problema sarebbe indegna anche del Comune di Sezze o di quello di Rocca Cannuccia. E lo diciamo, sempre, prendendo a spunto sia il confronto internazionale (agghiacciante!), sia il confronto italiano con le altre metropoli del Belpaese (imbarazzante!).
Un esempio? Bologna! Il neosindaco appena eletto ha fissato come delibera-numero-uno un provvedimento di ridipintura e prevenzione antigraffiti. Un dispositivo chiesto a gran voce da tutto l'elettorato, in una città che è stufa del degrado e che non ne può più di perdere turisti (e dunque denaro, posti di lavoro e benessere) in nome di un permissivismo squallido e sciatto. A metà luglio la delibera sarà approvata, dopo manco un mese dalle elezioni.
Dopo oltre un anno di governo, a Roma, che d'Italia è la capitale e che ne dovrebbe essere la vetrina scintillante come ogni capitale lo è per il proprio paese, l'Ultimo Cittadino non solo non ha fatto alcunché sul problema inaudito dei graffiti, ma neppure ha mai affrontato l'argomento. La città più imbrattata d'Europa non solo non risolve i propri problemi, ma li rifiuta, non li legge, non li vede, non ne parla, li rimuove. Roba da psicanalisi. Roba che ci farà restare, nel breve volgere di qualche anno visto che tutti stanno affrontando il problema con forza, l'ultima città ad avere tutti i muri, gli arredi, i convogli pubblici, i cartelli stradali completamente scarabocchiati. Con i forum internazionali di siti di viaggio che traboccano di (ex) turisti che ci pigliano per il culo.
Non che la questione fosse stata in alcun modo affrontata dalle amministrazione precedenti, ma se ad un cambio epocale -come il passaggio del governo della città a degli ex fascistelli- non corrisponde un cambio diametrale di stile di governo, allora che si è cambiato a fare? Ecco perché, anche nella più tutelata e sorvegliata stazione della metropolitana -quella di Manzoni- continueremo a vedere scarabocchi come questo qui sopra. E quella indicazione "Museo della Liberazione" suona come una nemesi ripugnante. Di un paese che un tempo era capace di scrollarsi di dosso la vergogna nazifascista e l'orrore stalinista e che oggi non riesce neppure a liberarsi dei vandaletti e dei teppistelli.
La Liberazione, questo sì, ce la meriteremo da una classe politica fuori posto e inefficace. Che come l'orchestra sul Titanic canta la tarantella delle nomine da basso impero (dall'Acea in giù) in una città che cola a picco senza eguali al mondo.

lunedì 6 luglio 2009

Zebre in via di estinzione. Ma non a San Lorenzo

E' clinicamente testato che una buona segnaletica (orizzontale, dico) scoraggia assai la violazione delle norme (della strade e del civile buon senso). E' altrettanto dermatologicamente testato che una cattiva segnaletica, delle strisce scolorite e smunte, aiutano tantissimo i prepotenti della sosta-ad-minchiam. Una macchina mal posteggiata su strisce smunte passa inosservata, una macchina mal posteggiata su strisce dal colore acceso e ben tinteggiate risulta un pugno in un occhio e dissuade gli stronzi meno determinati a perpetrare il crimine del divieto di sosta.
E se in una città grande 12 volte Milano risulta praticamente impossibile tenere bianche strisce di parcheggio e zebre pedonali, perché non ovviare al problema utilizzando materiali che non svaniscono dopo due giorni (talvolta due ore) dalla posa in opera? E' il ragionamento che devono aver fatto nel III Municipio (i tecnici di questo piccolo territorio confinante con l'Esquilino ci hanno fatto provare invidia più di una volta eh!) che nelle scorse settimane hanno ritinteggiato le zebre pedonali di Via dello Scalo di San Lorenzo con una pasta smaltata assolutamente indelebile e che, tra l'altro, si pulisce ad ogni pioggia. Nulla a che vedere con il ridicolo aerosol spray utilzzato nel 99% della città che scompare come neve al sole pochissimi giorni dopo la stesa.
Certo, non è stato usato il caro-ma-efficacissimo sistema del "gocciolato" (fantastiche strisce pedonali autopulenti e catarifrangenti che potete trovare, chessò, in Prati o -per star più vicino alla nostra zona- in Via Palermo), ma le nuove zebre di San Lorenzo fanno il loro sporco lavoro e lo fanno bene. E come vedete dalle foto, incredibilmente, dissuadono alla grande la sosta-sulle-strisce. Infrazione per cui chi scrive proporrebbe il sequestro del veicolo e la relativa fusione a caldo per la realizzazione di paletti dissuasori antisosta selvaggia a partire dal metallo della carrozzeria.

venerdì 3 luglio 2009

Manhattan West, altroché Tangenziale Est







Ha inaugurato da poche settimane ed è già la cosa da vedere a New York City in questa seconda metà di 2009. Hanno cominciato a parlarne più o meno quando da noi si è cominciato a favoleggiare di un giardino pensile sopra la Tangenziale Est. Solo che lì i lavori si sono appena conclusi, da noi invece non c'è neppure un progetto.
La High Line era una vecchia ferrovia merci che faceva da colonna vertebrale a gran parte del West Side manhattaniano. Con partenza dal Village per salire su su fino a Chelsea e oltre in quelle lande di desolazione alle spalle di Penn Station. Nacque una associazione (perché in America sanno bene cosa vuol dire fare lobby e associazionismo) che chiedeva la trasformazione della sopraelevata in un parco lineare. Pareva una assurdità meritevole al massimo di qualche convegno di urbanistica. Oggi il primo lotto di lavoro è consegnato: ci si fa jogging, ci si va a leggere il giornale su sedute di design o a prendere un drink, e da una parte, appollaiato sulla ex ferrovia, è nato pure un hotel di lusso. Naturalmente la passeggiata verde (che scopiazza la Promenade Planté di Parigi) sta contribuendo alla riqualificazione di una enorme zona ed è diventata una attrazione turistica producendo ricchezza e benessere.
Da noi la Tangenziale Est -dove si potrebbero allestire ristoranti, cinema all'aperto e molto molto altro come si sogna da anni senza far nulla- continua a produrre solo incidenti e smog. Senza nessun vero progetto, senza nessuna prospettiva di migliorare, senza neppure la possibilità di vedere la fine del tunnel.

http://www.thehighline.org/

giovedì 2 luglio 2009

Arcistronzi

L'arci è in giro, da qualche giorno, con una campagna pubblicitaria imbecille. Che cerca di far leva su un qual certo sentimento razzista del popolo italino che, in realtà, non esiste. "Sporco negro"? "Lesbica schifosa"? Ma quando mai gli italiani hanno tempo da perdere per xenofobie gratuite di questo tipo? Quando mai il popolo più accogliente del mondo (pure troppo), si lascia andare a certe ridicolaggini? Certo ci sono degli attriti, ma tutti o quasi motivati da questioni contingenti.
Un esempio? Il popolo dell'Esquilino non è razzista nella maniera più assulta, ma è ovvio che i cinesi grossisti ci stanno parecchio sull'anima, non in quanto cinesi bensì in quanto grossisti abusivi. I bangladesh zozzoni ci piacciono poco non perché provenienti dal sud est asiatico, terra di grandi profumi e sapori, ma in quanto formidabili sporcaccioni e pasticcioni! Cionondimeno abbiamo sempre dimostrato di avere solo una forma di vero razzismo preconcetto: verso i romani, davvero una razza di persone mediamente insostenibili, inaggettivabili, individui al di là del bene e del male, diversi da tutti, completamente a parte e drammaticamente dalla parte sbagliata. La campagna pubblicitaria di Arci è poi ancor più fuori bersaglio quando prosegue: "Sporco Negro \ Lesbica schifosa \ Ma ti offendi se ti chiamano Italiano Mafioso". Ecco l'ennesimo errore, perché, è risaputo che l'italiano NON si offende se gli viene dato del mafioso. Anzi, al contrario, si vede investito di quella qual certa autorevolezza che non guasta. Con mafiosi al governo e puttanieri a Palazzo Chigi come pensate che un italiano possa offendersi per quella offesa che ormai offesa non è più?
L'Arci, poi, da organizzazione patetica, arraffona e contraddittoria quale è, ormai utilizzata da certi locali notturni per evitare tasse e controlli in cambio di una tessera a 5€ da somministrare agli avventori, l'Arci ha assommato ad una campagna pubblicitaria ridicola uno stile di affissione da pezzi di merda: imbrattando completamente tutta Piazza Vittorio, colonne comprese. Cari amici dell'Arci, se vi chiamiamo comunistelli stronzi e falliti vi offendete?

mercoledì 1 luglio 2009

Piazza Dante e l'appello ai ristoratori di qualità

Saranno 67 (60 per tutti, 7 per le cooperative sociali); saranno in quasi tutti i municipi; dovranno essere aperti tutti i giorni, volendo anche dopocena; contribuiranno a rendere più decente la situazione di un tot di aree verdi romane. E' stato finalmente pubblicato dal X Dipartimento del Comune il bando per l'assegnazione di 67 punti di ristoro nelle aree verdi della capitale. Un provvedimento intelligente e, come ci piace dire, win-win: dove tutti vincono. Vincono gli imprenditori perché possono proporre nuove formule di ristorazione e fare impresa; vincono i lavoratori perché molti posti di lavoro si andranno a creare; vince il Comune che a costo zero si 'guadagna' dei guardiani e dei manutentori per i parchi; vincono infine i cittadini e soprattutto i frequentatori delle aree verdi, che saranno necessariamente più pulite. Infatti il bando prevede, dettagliando ogni punto ristoro, che i titolari vincitori della concessione (potrà durare fino a 18 anni) avranno il dovere di aprire e chiudere l'area verde tutti i giorni, manutenerla ed effettuare a seconda dei casi anche qualche intervento di manutenzione straordinaria. Il tutto in cambio di una concessione da bar e speriamo anche da ristorante, per chi lo proporrà nel progetto; anzi speriamo da buon ristorante.
Poiché potrebbe davvero significare una piccola svolta potersi andare a fare una cena, magari di qualità, seduti all'aperto in un tavolino nel giardino di Piazza Dante, magari assemblata da un giovane chef di belle speranze, magari con una cucina ed un locale allestito all'interno di una piccola graziosa architettura semplice e moderna.
Un sogno? Forse sì, visto che tutti conosciamo le dozzine, anzi le tredicine di imprenditori che bazzicano il settore della ristorazione-all'-aperto nella nostra massacrata metropoli dove basta essere una famiglia prepotente per pigliarsi e scarnificarsi come un cane rabbioso una fetta di città.
L'en plein della criminalità organizzata rispetto ai risultati di questo bando è una deriva che si può scongiurare con la conoscenza diffusa delle opportunità: tutti gli imprenditori di qualità devono sapere che c'è questa opportunità; tutti devono conoscere la lista dei punti verdi per i quali si può partecipare; tutti devono sapere che con progetti che puntino al risparmio energetico si avranno dei punti in più; che il bando è aperto a tutti e che scade a settembre. Dunque fate girare la voce. E speriamo in qualche progetto di buon livello. Almeno per Piazza Dante, l'unico punto ristoro dei 67 previsto sul nostro territorio.

il bando
la convenzione
i luoghi per i quali concorrere e le schede per ogni area
e quelli disponibili solo per le coop sociali e le schede per ogni area

martedì 30 giugno 2009

La vergogna del mercato pubblicitario romano




Quassù in alto vi abbiamo messo il prima e il dopo. Ma lo stesso gioco, semplicemente aggirandovi per Roma con Google Street View, lo potrete fare per tutti gli altri cartelloni. Sia quelli che vi mettiamo qui sotto (Piazzale Labicano vicino allo Zozzone; all'inizio della Casilina) sia quelli che non abbiamo fotografato, ma che scandalosamente segnalano la loro presenza in tutta Roma (su Corso Italia, all'altezza dell'ex hotel Jolly da entrambi i lati; sulla Tangenziale Est all'altezza dell'easybox e via così). Sono cartelloni, per quanto siamo riusciti a capire, tutti installati negli scorsi giorni e tutti collegati alla solita ditta (Odp Pubblicità, se volete informarvi anche voi, noi un tentativo l'abbiamo fatto), tutti della solita dimensione, tutti recanti la solita pubblicità del festival Rock in Roma i cui responsabili, avvertiti telefonicamente di essere appiccicati su decine di cartelloni abusivi, non sono sembrati molto sorpresi.
Insomma cosa sta succedendo? Sta succedendo che viviamo, cari lettori, nell'unica città al mondo in cui è di fatto consentito nottetempo a accolite di criminali di massacrare il territorio piazzando impianti pubblicitari abusivi. Come si sa il panorama dei cartelloni abusivi a Roma presenta circa il 75% di abusivismo. Su quattro cartelloni che vedete in giro, tre sono completamente fuorilegge. La parcellizzazione delle aziende che si occupano della cosa e l'indole mafiosa di molti imprenditori ha generato un teatro dell'assurdo che ha conseguenze enormi:
Roma ricava dalle inserzioni meno di quanto ricava Milano, che è grande un decimo
Nessun tipo di attività collegata alle affissioni (vedi il bike-sharing, miseramente fallito proprio a causa di questo) può essere effettuata perché il mercato non è governabile
L'estetica degli impianti è indecorosa: catafalchi di ferro e di latta uno diverso dall'altro laddove, all'estero, esistono forse solo tre o quattro tipologie di impianti, tutti retroilluminati, tutti di design, tutti gradevoli
L'abusivismo che arriva, come vedete in alto nella foto su Piazza di Porta Maggiore, fino alle zone archeologiche.

Come si potrebbe risolvere? Non con una sanatoria, come fece Rutelli, neppure con una tolleranza zero a parole come fece Veltroni (i carabinieri nel 2004 intercettando alcuni cartellonari ne trovarono due che organizzavano la morte dell'ex-sindaco, reo di tentare un riordino del settore): il problema si risolve con una riforma che -ancora una volta siamo alle solite- punti sull'arredo urbano. Cioè a dire: se ai malefici cartellonari viene imposto un modello e uno soltanto di affissione per ogni dimensione e se questo modello viene rilasciato dalla fabbrica che lo realizza solo su vialibera del Comune, ecco che l'abusivismo viene reso impossibile alla base. Il caos viene spazzato via. Se i cartelloni regolari hanno quella estetica, quel colore, quel design, bhe, tutto il resto è abusivo e non vale la pena neppure provarci.

Come procedere? Fare un bando per individuare la forma delle nuove affissioni, possibilmente coinvolgendo le scuole di design e i giovani studi di architettura. Scegliere il nuovo modello. Fare un bando per individuare la ditta che produrrà fisicamente gli impianti a prezzo calmierato (il comune darà un contributo). Convocare gli "imprenditori" del settore e far sapere loro che avranno tempo massimo 12 mesi per sostituire tutti i loro impianti con i nuovi impianti. Le spese che gli "imprenditori" dovranno sostenere saranno recuperate grazie alla nuova tecnologia degli impianti che consentiranno affissioni retroilluminate o, a scelta dell'imprenditore, con schermo a cristalli liquidi (queste ultime soluzioni non nelle zone di pregio): cosa che permetterà di vendere le superfici a prezzi enormemente maggiori con vantaggi per tutti.
Passati i 12 mesi il comune pubblica un bando per l'individuazione di tot numero di ditte che si occuperanno delle rimozioni degli impianti abusivi ora finalmente individuabili in maniera immediata.

Ne deriverebbe un Comune molto più ricco, una città molto più ordinata e bella. Una economia criminale privata dell'ennesimo veicolo per delinquere. Insomma, mettiamocelo in testa, questo resterà un sogno per sempre. E tra quarant'anni saremo ancora qui a commentare il fenomeno delle affissioni abusive.

venerdì 26 giugno 2009

Si può fare, si può fare...

Di solito, i nostri lettori lo sanno bene, non ci tiriamo indietro quando si tratta di parlar male di politici locali e assessori. Ad alcuni, oggettivamente improponibili, abbiamo affibbiato anche nomignoli ("Sciagura" vi dice qualcosa?) che sotterraneamente vengono utilizzati da mezza città. Ogni tanto, tuttavia, occorrerebbe soffermarsi anche sugli assessori bravi, della giunta messa in piedi dall'Ultimo Cittadino, specie quando realizzano qualcosa che beneficamente si 'ritorce' a favore del nostro territorio. E di bravi, al di là di tutto, ve ne sono. C'è Castiglione al bilancio (uh, come dite? Proprio perché bravo lo hanno cacciato via??? Opppssss), c'è Corsini all'urbanistica, per certi versi c'è anche Cavallari al personale e, in parte, Bordoni al commercio. Ovvio, tuttavia, che il "fuoriclasse" (così lo ha definito il Tempo qualche giorno fa) della giunta sia solo uno: Umberto Croppi. Colto, preparato, superiore, autorevole, piuttosto al di sopra delle parti, orientato alla qualità, di buon gusto (guardate quest'anno come è chic la comunicazione dell'Estate Romana, con quel leziosetto R.S.V.P che a quanto si mormora non è piaciuto ai supertamarri dello staff dell'Ultimo Cittadino). L'unico assessore romano che potrebbe essere assessore a Londra, a Parigi o a Madrid senza sfigurare.
Pensate che mossa, da parte di Croppi, quella di consegnare nelle mani di Angelo Branduardi (colonna sonora della campagna elettorale a suon di "Si può fare, si può fare..." di Uòlter Veltroni nell'anno di grazia 2008) il concerto finale della Antica Festa di San Giovanni: della serie me ne fotto di tutto e faccio quello che mi piace senza stare a fare tanti calcoli da politico sfigato. E riflettete su che mossa, poi, è stata proprio la risurrezione della Festa, operazione a grande rischio strapaese che invece si è risolta in scioltezza sfiorando, addirittura, l'eleganza e la raffinatezza. Pochi stand, impatto ambientale accettabile sulla piazza, artigiani (molti da San Lorenzo, riuniti sotto il marchio Made in San Lorenzo) coordinati dalla CNA, le tradizionali lumache servite nientedimenoché da Palatium, l'enoteca regionale di Via Frattina sinonimo di qualità e attenzione ai prodotti del Lazio. E poi la musica di livello, appunto, e i fuochi d'artificio ad altissimo tasso di spettacolarità (ancora più magniloquenti di quelli organizzati dal IX Municipio che vi abbiamo riportato ieri in video).
Insomma, per il tormentatissimo sagrato della Cattedrale di Roma e del Mondo esiste un'alternativa alla porcheria sindacale del Primo Maggio, alla volgarità dei Cornetto Algida Festival, alle luci fluo da discoteca di provincia.
Consigli per le prossime edizioni? Tentare di fare una operazione 'architettonica' diversa per quanto riguarda gli stand (è mai possibile che non si riesca ad uscire dalla logica del gazebo-bianco-uguale-dappertutto?) e profittare della festa per rendere davvero pedonale il sagrato magari con paletti a scomparsa: è inaudito che la città non riesca a eliminare la sosta selvaggia neppure dal sagrado della propria Cattedrale, come se in Vaticano consentissero il parcheggio nel colonnato di San Pietro...